Condannata a morte perché reagì a stupro, il mondo si mobilita e il regime rinvia l’esecuzione

velo2​Stanno raccogliendo migliaia di adesioni in tutto il mondo le campagne lanciate nelle scorse ore sui social network per Reyhaneh Jabbari, la ragazza iraniana che rischia di essere impiccata per aver ucciso sette anni fa l’uomo che cercava di stuprarla. Su Twitter in poche ore sono stati pubblicati migliaia di messaggi con l’hashtag #SaveReyhanehJabbari, che chiedono alle autorità di Teheran di fermare il boia e salvare la vita alla 26enne. Una campagna parallela è stata lanciata su Facebook, dove la pagina dedicata a Reyhaneh è seguita da più di 7.500 iscritti e migliaia sono anche i messaggi di solidarietà che vengono pubblicati ogni giorno.

L’impiccagione di Reyhaneh era prevista per ieri mattina, ma è poi stata rinviata di 10 giorni. Attraverso Aki-Adnkronos International, la madre della ragazza, Sholeh Pakravan, ha rivolto un appello alle «mamme italiane», ai «politici italiani» e al Vaticano. «Chiedo alle mamme italiane di dimostrarmi la loro vicinanza e di attivarsi perché mia figlia torni a casa», ha detto la Pakravan. «Chiedo ai politici italiani di fare arrivare la mia voce alle autorità iraniane – ha aggiunto – al Pontefice di pregare per la mia bambina e al Vaticano di mettersi in contatto con le autorità religiose del mio paese, aiutando così una madre disperata». All’appello ha già risposto il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, che ha assicurato il suo impegno.

«L’appello della madre di Reyhaneh non può lasciarci indifferenti», ha detto il ministro augurandosi, «nel pieno rispetto delle procedure iraniane, che la sentenza possa essere riesaminata. L’ambasciata italiana a Teheran ha già trasmesso questo auspicio alle autorità iraniane». Per scongiurare l’impiccagione della ragazza si sono mosse anche molte ong, da Iran Human Rights ad Amnesty International.

«Questa esecuzione abominevole non deve essere consentita – ha detto Hassiba Hadj Sahraoui, responsabile di Amnesty per il Medio Oriente e il Nordafrica – soprattutto perché ci sono molti dubbi sulle circostanze in cui è avvenuto l’omicidio». In Italia, l’ong Neda Day ha lanciato una campagna con cui si chiede a tutti di inviare un messaggio di protesta all’ambasciata iraniana a Roma.

Roma, 1 ottobre 2014
Fonte Il Messaggero
A.L.