Installa ripetitore a casa e “spegne” Wind in tutta la città, rischia multa di 5mila euro

cellulare cellulariNon si naviga e non si telefona, nonostante gli spot che inondano radio e tv. Per alcuni giorni, l’ultima settimana di luglio, smartphone e tablet veneziani con contratti Wind erano finiti in un totale blackout. Un «bug» che era costato parecchio alla società, in termini di credibilità e di servizio, certo, ma anche dal punto di vista economico visto che in quei giorni si erano visti recapitare decine di disdette. La causa, però, non era legata a un malfunzionamento delle attrezzature dell’azienda. Ad oscurare la rete, infatti, era stato un amplificatore di frequenze, o meglio una sorta di ripetitore privato. Un’ingenuità, quella commessa da un cittadino veneziano, che rischia di avere conseguenze decisamente onerose. Il settore reti e servizi di comunicazione elettronica dell’ispettorato territoriale Veneto, organo periferico regionale del ministero dello Sviluppo economico, infatti aveva mobilitato i suoi tecnici per sorvegliare lo spettro radioelettrico della zona, riuscendo a localizzare la fonte del disturbo e eliminarla.

Il disturbo che aveva mandato in tilt i mega-ripetitori della Wind era stato provocato da un ripetitore casalingo di radiofrequenze che doveva servire ad ampliare il raggio del segnale di un privato. Il disturbatore era un veneziano della Giudecca. L’uomo, ignaro delle conseguenze e di ciò che sarebbe potuto succedere, aveva comprato l’apparecchio online. Dal momento che in casa il suo cellulare non prendeva, aveva deciso di risolvere il problema da solo. L’aveva installato sul tetto senza troppi problemi, per lui. Per gli altri invece, un disastro: le onde elettromagnetiche dell’apparecchio avevano letteralmente paralizzato la rete umts di Wind. L’uomo e` stato quindi sanzionato per danneggiamento e turbativa ai servizi di comunicazione elettronica, il suo apparato è stato spento e sequestrato. Adesso, rischia di dover pagare una multa di 5 mila euro. «Questi apparecchi in alcuni casi non sono illegali, vengono venduti regolarmente online — spiega Alessandro Rossi, responsabile Reti e servizi di comunicazione elettronica del ministero — ma l’installazione può essere effettuata solo dagli operatori di telefonia mobile ». Il veneziano, oltre alla multa, rischia di essere citato per danni anche dalla compagnia telefonica per le perdite dovute a quei giorni di black out. E il conto, in questo caso, rischia di essere molto salato. «Chi dovesse avere problemi di ricezione — continua Rossi — deve mettersi in contatto con i nostri uffici. Daremo tutte le indicazioni necessarie per capire quali siano gli apparati compatibili con le frequenze».

Venezia, 1 ottobre 2014
Fonte Corriere del Veneto
A.L.