Omicidio Garlasco, inutile la nuova perizia

chiara poggiL’esiguità del materiale. Il diffuso inquinamento ambientale. Il deterioramento dei reperti conservati in freezer, inevitabile con il tempo. Quei sette anni di attesa prima che dei giudici disponessero che fossero esaminati i margini delle unghie di Chiara Poggi, uccisa nella sua villetta di Garlasco il 13 agosto del 2007. Sette anni dopo, con un unico indagato, oggi come allora: Alberto Stasi, fidanzato di Chiara. Molta attesa si era creata per l’esito della perizia che la prima Corte d’Assise d’appello di Milano aveva affidato al professor Francesco De Stefano, della sezione di medicina legale del dipartimento di Scienza della Salute dell’università di Genova. Un’attesa alimentata anche dalle indiscrezioni uscite qualche giorno prima del deposito della perizia: su due dei nove reperti ungueali esaminati erano presenti piccole tracce di cromosoma maschile Y. È finita con un nulla di fatto.

«La presenza – scrive il perito – di due caratteri in alcuni marcatori che dovrebbero presentarne solamente uno, suggerisce la possibilità che ci si possa trovare di fronte a una contaminazione ambientale». In altri termini, la contaminazione che può derivare da qualsiasi ambiente casalingo, per prima dalla polvere, oppure dallo smog all’esterno.

«In particolare, a causa della degradazione del Dna e della contaminazione ambientale, così come non vi è la possibilità di indicazione positiva di identità, non si può escludere che sul materiale sub-ungueale prelevato nel corso dell’autopsia sul corpo di Chiara Poggi, sia presente anche Dna riferibile ad Alberto Stasi. Un «anche» possibilistico che se, da una parte, proscioglie Stasi, dall’altra mette il suggello finale a un esame limitato da condizioni oggettive ma anche compromesso da un’attesa troppo lunga. Anche di questa perizia si parlerà l’8 ottobre, alla ripresa del processo.

Garlasco, 4 ottobre 2014
Fonte Il Giorno
A.L.