La stufa le esplose in faccia Condannati i costruttori

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La 44enne di Strambino fu investita dalle schegge di vetro del finestrino frontale Ha subito danni permanenti al viso e non si è mai ripresa del tutto dallo choc

IVREA. Quel 10 ottobre del 2007 Rosalba Chiochetto stava riavviando la sua stufa a pellet che si era accidentalmente spenta. Si è piegata sulle gambe e ha avvicinato il viso al piccolo quadrato in vetro. Un attimo e all’interno della stufa c’è stata un’esplosione che ha investito in pieno la donna, causandole un danno estetico permanente.

Nei giorni scorsi il giudice di pace Rosa Sollo ha condannato a 500 euro i costruttori di quella stufa. Si tratta di Bruno Rossi, presidente del consiglio di amministrazione, e Fabio Rossi, con delega al settore tecnico e produttivo, della Metrate srl (già Thermorossi spa), con sede a Thiene, in provincia di Vicenza, specializzata nella costruzione e vendita di caldaie. L’accusa nei loro confronti, sostenuta dal pubblico ministero Roberta Bianco, era di lesioni personali colpose. Il giudice non ha concesso una provvisionale (somma di denaro a favore della parte danneggiata come anticipo di quanto gli spetterà definitivamente), ma ha rinviato tutto in sede civile.

Rosalba Chiochetto, 44 anni, di Strambino, era rappresentata in aula dall’avvocato Maria Luisa Rossetti. Un lungo processo con tanto di consulenza tecnica del giudice che ha accertato la sottovalutazione dei rischi da parte dei costruttori della stufa a pellet.

«La stufa si era spenta e la mia cliente l’ha riavviata – spiega l’avvocato Rossetti -. Quando si è abbassata per controllare che all’interno ci fosse combustione, c’è stata l’esplosione. Le schegge di vetro l’hanno investita in pieno, procurandole danni estetici al volto. La mia assistita dovrebbe ancora sottoporsi a interventi chirurgici per estrarre le ultime schegge e da quel giorno la sua vita non è stata più la stessa. Quando la sentenza sarà passata in giudicato avvieremo la causa civile per il risarcimento danni».

Per il pm la stufa in questione sarebbe stata costruita priva dei requisiti essenziali di sicurezza. In particolare, l’apparecchio non era dotato di sistemi di controllo (valvole o sportelli di sfogo) che consentissero di eliminare o ridurre le conseguenze di possibili esplosioni all’interno della camera di combustione. Non solo la stufa sarebbe stata realizzata con materiali non idonei a ridurre i danni derivanti da scoppi. Non c’erano infatti nè vetri anti scoppio nè griglie di protezione.

L’esplosione che quel giorno ha investito Rosalba Ciochetto sarebbe da attribuirsi alla combustione di gas sprigionatosi all’interno della stufa, la cui forte pressione avrebbe determinato lo scoppio del vetro frontale.

Fonte: La Sentinella del Canavese – Vincenzo Iorio

lc