La truffa corre sul web dietro l’offerta di lavoro

online2La testimonianza di una lettrice che ha risposto a una inserzione per baby sitter: “Quell’annuncio allettante nascondeva in realtà un raggiro per migliaia di euro”

LIVORNO. Una offerta di occupazione come baby sitter, una serie di messaggi di risposta scritti in modo convincente (seppure in un italiano un po’ zoppicante) e infine quella strana richiesta di anticipare una somma di denaro su un conto corrente in attesa che il lavoro cominci. Con tanto di assegno che arriva a casa, così da togliere i dubbi, pur legittimi, al malcapitato di turno. In realtà dietro a quell’annuncio su Internet non c’è alcun lavoro, quanto piuttosto una truffa che, pur grossolana in alcuni passaggi, è comunque ben organizzata e capace di trarre in inganno chi è alla disperata ricerca di un impiego e che, per questo, è anche disposto a fidarsi della persona sbagliata.

La testimonianza. A svelare l’ennesimo raggiro che corre sul web è una nostra lettrice, che ci fornisce le conversazioni originali e il falso assegno di duemila euro inviato nella fase più avanzata della truffa. Lucia (la chiameremo così, con un nome di fantasia, per rispetto della sua privacy) spiega di aver trovato l’annuncio ingannevole su un noto portale, specializzato in inserzioni di lavoro e compravendite.

“Qualche settimana fa – racconta Lucia – ho risposto a una inserzione che offriva un posto da baby sitter”. Circa una settimana dopo la donna, che vive a Livorno, riceve una mail di risposta in inglese e in italiano (la seconda ricavata probabilmente da “Google traduttore”, e non senza qualche banale errore di ortografia). “Mi dicono che il mio profilo risulta interessante – prosegue Lucia – e mi invitano a inviare il mio curriculum, cosa che faccio”.

Isabella. Il mittente si firma “Isabella Armenia”: nome strano per una persona che dice di essere inglese e in procinto di trasferirsi a Livorno, con la famiglia, dall’Inghilterra. “Sei la persona migliore per mia figlia – scrive “Isabella” – cerco una persona con una buona reputazione, che sappia ascoltare, che sia amorevole, attenta e comprensiva”.

Nel testo, oltre all’italiano un po’ sgrammaticato, ci sono altri aspetti che fanno sorgere dubbi a Lucia. Primo tra tutti, la descrizione idilliaca del lavoro, compresa la paga da 15 euro l’ora (per 25 ore settimanali). “Dopo una descrizione della famiglia – prosegue Lucia – mi fa un discorso su un assegno da girare, dal quale potrei detrarre 300 euro per me”. Il motivo? “C’è un posto in cui ordiniamo mobili, elettrodomestici e giochi per bambini – scrive Isabella – ma accettano pagamenti solo con Western Union o Money Gram”.

La trama è semplice: la futura baby sitter riceverà un assegno di 2mila euro, dal quale dovrà trattenere 300 euro per se stessa, e trasferire il resto del denaro a terzi.

L’assegno. Lucia intanto ha capito che c’è sotto qualcosa: “Faccio finta di non aver compreso le istruzioni, chiedo ancora cosa devo fare, mi viene risposto come prima. A quel punto – continua – penso che aver mostrato i miei dubbi possa aver scoraggiato i truffatori”. Invece no. Pochi giorni dopo, infatti, Lucia trova nella sua cassetta di posta una busta bianca, senza mittente, senza alcun riferimento né alcun tipo di informazione. All’interno c’è il famoso assegno, apparentemente valido, con l’ammontare di 2mila euro. L’assegno porta l’intestazione di una banca francese. Curioso, visto che la famiglia pronta a trasferirsi in Italia aveva detto di abitare in Inghilterra…

Finali alternativi. “Dopo una breve ricerca su Internet – rivela Lucia – ho scoperto che sono moltissime le persone che hanno avuto a che fare con questo tentativo di raggiro”. Stando alle ricostruzioni sul web, la truffa può essere almeno di due tipi: in un caso, il truffatore qualche giorno dopo scrive che la cifra non era quella pattuita, o che ha cambiato i suoi programmi, e chiede il rimborso per buona parte della spesa. L’altra ipotesi prevede uno o due pagamenti da effettuare tramite la Western Union o la Money Gram, a un certo “Jeffrey Ashong”di San Pietroburgo, in Russia.

In entrambi i casi, se la vittima del raggiro fa partire il pagamento, scoprirà solo dopo che l’assegno era falso (la banca impiega alcune settimane per verificarne l’autenticità): senza aver incassato un euro, ne ha versati centinaia a uno sconosciuto. E in più rischia di ritrovarsi pure con una denuncia per frode da parte della banca.

I consigli. Per fortuna Lucia si è accorta in tempo di una truffa che si ripete da mesi in tutta Italia, spostando solo il messaggio da un luogo all’altro e su siti differenti. L’annuncio cui ha risposto la donna, ad esempio, è già stato rimosso (forse dagli amministratori del portale, forse dai truffatori).

La polizia postale di Livorno spiega di aver ricevuto di recente alcune segnalazioni per questo tipo di raggiro. Gli agenti raccomandano la massima prudenza, anche perché se la truffa va a segno è difficile risalire agli autori: trattandosi di individui che vivono in altri paesi, servirebbe una rogatoria internazionale per intervenire, concessa solo in caso di truffe aggravate perpetrate da un gruppo di persone.

Bene tenere a mente un paio di consigli, oltre all’invito a segnalare subito i tentativi di raggiro: mai rispondere a indirizzi mail, o accettare assegni e proposte, quando ci sono elementi sospetti. Inoltre, davanti al minimo dubbio, è preferibile consultare un tecnico informatico, che in poche azioni può verificare la provenienza dell’indirizzo e-mail ed eventualmente scoprire se dietro quell’offerta di lavoro o di aiuto si nasconde una truffa.

Giorgio Carlini – Il Tirreno

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