“Don, desidero farle un’offerta”, prete truffato in confessionale

prete parrocoNON C’È PACE neppure per i sacerdoti. Spesso non più giovani e soli in canonica, possono diventare un vero bersaglio per i malintenzionati in cerca di soldi facili. E c’è pure chi non esita a fingere di volersi confessare per cercare di mettere a segno delle truffe. E per monsignor Ambrogio Morani, da tempo cappellano all’ospedale di Guastalla e abitazione in centro storico, le insidie sono sempre dietro l’angolo.
Monsignor Morani, anche voi sacerdoti non siete immuni dalle truffe…
«E’ vero. Mi è già capitato diverse volte di essere avvicinato da persone intenzionate a portarmi via del soldi in modo illecito».
Di recente le è capitato qualcosa di particolare?
«Beh, un ragazzino che diceva di avere uno zio prete, il quale però non voleva confessarlo in quanto lo riteneva un po’ troppo… birichino. Il presunto zio prete non ci era andato tanto lontano, visto che quel giovanotto, dopo essersi confessato da me, ha voluto a tutti i costi darmi un’offerta di cento euro».
Non era dunque un così cattivo ragazzo…
«Sarebbe stato generoso, quel giovane, se solo non mi avesse dato una banconota da 200 euro, chiedendo il resto di cento. Peccato però che la banconota da 200 euro era falsa…».
Le sono capitate altre disavventure?
«Negli ultimi anni ho avuto a che fare con vari tipi di raggiri, per fortuna quasi sempre mandati a monte dal mio modo di essere sospettoso, che è aumentato nel corso del tempo».
Ad esempio, cosa le è successo?
«Un giorno si presentano in due alla mia porta. Devono destinare una grossa somma di denaro a una persona, che però risulta defunta. I soldi potrebbero darli a me, per destinarli a enti benefici. Ma hanno bisogno di una somma per pagare il notaio e altre pratiche burocratiche. Ma uno dei due non mi convinceva proprio. E alla fine ho rifiutato di dare del denaro. Ho fatto bene: altrimenti sarei stato truffato».
Ma cosa fa per proteggersi dai malintenzionati?
«Non apro mai la porta agli sconosciuti. E così dovrebbero fare tutti i cittadini, in particolare gli anziani. Spesso bisogna essere molto diffidenti. E poi mi sono abituato a non aprire mai la porta dopo le sei di sera. I tempi, purtroppo, sono cambiati. E anche noi preti rischiamo di dover essere meno ospitali col prossimo rispetto al passato. La situazione che si vive quotidianamente, al giorno d’oggi, è diventata troppo pericolosa…».

Reggio Emilia, 6 ottobre 2014
di Antonio Lecci
Fonte Il Resto del Carlino
A.L.