Mafia: Cassazione, Cuffaro resti in carcere, no ai servizi sociali

cuffaroLa Cassazione ha respinto il ricorso dell ex presidente della Regione Sicilia, Toto’ Cuffaro, che aveva chiesto di lasciare il carcere, dopo tre anni e mezzo, e di essere ammesso ai Servizi sociali. Cuffaro, per mezzo dell’avvocato Maria Brucale, aveva impugnato la decisione negativa del tribunale di sorveglianza, che gli aveva negato il beneficio sul presupposto della mancata collaborazione con l autorita’ giudiziaria. L’ex esponente dell’Udc e del Pid e’ in carcere dal 22 gennaio 2011, per scontare sette anni, con l accusa di favoreggiamento aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra.
Cuffaro si era visto respingere la richiesta di essere ammesso all’affidamento in prova ai servizi sociali, a Roma, nel dicembre del 2013, dal tribunale di sorveglianza della Capitale, competente perche’ in quella citta’ l’ex governatore dell’Isola e’ detenuto, per scontare la pena, nel carcere di Rebibbia. Seppure abbia intrapreso un percorso di riscatto rispetto agli addebiti che gli erano stati mossi, aveva osservato il collegio, l’ex senatore non ha mostrato piena e totale resipiscenza, perche’ non ha collaborato – e ancora ci sarebbero gli spazi per farlo – alla ricostruzione della verita’ nel processo “Talpe”, nel quale ci sono fatti e responsabilita’ da scoprire. Il riferimento del Tribunale di sorveglianza e’ alla mancata individuazione della “talpa romana”, il personaggio politico o dei Servizi che sarebbe stato la fonte primaria delle informazioni che Cuffaro aveva sulle indagini svolte dalla Procura di Palermo sulla rete di informatori al servizio dell’ex manager della sanita’ di Bagheria (Palermo), Michele Aiello. Cuffaro, per mezzo dei suoi legali, ha sempre negato di avere questo obbligo di collaborazione, perche’ lui ha sempre negato qualsiasi responsabilita’ e non puo’ essere costretto a riferire la verita’. Oggetto della fuga di notizie costata la condanna a Cuffaro, l’indicazione fatta arrivare al capomafia di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro, della presenza in casa sua di una microspia piazzata dai carabinieri del Ros. Nella sua requisitoria di fronte alla prima sezione della Cassazione, il procuratore generale, Paolo Canevelli, aveva chiesto l’annullamento con rinvio della decisione del tribunale di sorveglianza riguardante Salvatore “Toto'” Cuffaro. Ad avviso dello stesso rappresentante dell’accusa, l’ordinanza impugnata non ha “fatto corretta applicazione dei principi giurisprudenziali, valorizzando, ai fini della pronuncia di rigetto della declaratoria di oggettiva impossibilita’ di una collaborazione con la giustizia, fatti e circostanze non ricompresi, perche’ estranei alle imputazioni, nella sentenza di condanna definitivamente pronunciata contro Cuffaro”.

Palermo, 6 ottobre 2014
AGI
A.L.