BORDIN LINE

massimo bordinPer prima, come si conviene a una trama ben scritta, arrivò la lettera anonima. Fu lasciata in bella mostra sulla scrivania dell’alto magistrato. Era scritta con un linguaggio “molto tecnico” scrissero sul Fatto. Il tecnicismo dell’anonimista consisteva nell’essere a parte di alcuni movimenti del procuratore generale Roberto Maria Ferdinando Scarpinato, forse non ignoti a buona parte della Palermo bene, ma quello che più preoccupò gli inquirenti fu che qualcuno avesse potuto spingersi fino al sorvegliatissimo ufficio, entrarvi e uscirne senza che nessuno se ne accorgesse. Una falla nella sorveglianza troppo evidente per non essere dolosa, forse frutto di piani di menti raffinatissime. Forse i servizi deviati su cui Scarpinato stava indagando. La videosorveglianza avrebbe inchiodato i colpevoli. Repubblica si produsse in un servizio a pagina intera sui numerosi buchi nella sicurezza del palazzo di giustizia. “Era ora che qualcuno ne scrivesse” dissero gli habitué del “palazzo dei veleni”, “è così da anni”. Niente piano e niente menti raffinatissime. Però a quel punto comparve la scritta sulla porta di fronte a quella dello studio dell’Alto Magistrato. Scritta minacciosa, un salto di qualità. Non proprio una scritta, per la verità. La porta di fronte era molto impolverata, quell’ufficio non aveva un occupante da tempo. Un dito aveva vergato sulla polvere la parola “Accùra”, stai attento. Il messaggio non poteva essere più chiaro. I servizi deviati. Se non la loro mano, il loro dito. Infine arrivò la notizia che la videosorveglianza, mentre mani ignote depositavano lettere anonime e vergavano scritte di minaccia, risultava disattivata. Che altro? Dunque ieri grande manifestazione della “scorta civica”, i giovani che sostengono i pm anche nelle aule di giustizia, dove si presentano con t-shirt inneggianti. Solo che: dalle indagini risulta un calo di corrente (la tensione che si abbassa) che ha causato il black out della video registrazione. Non fu sabotaggio. La scritta sulla polvere non si sa precisamente a quando risalga. Forse non furono i servizi deviati. Del resto anche l’agenda rossa ritrovata in una foto di Rep. si rivelò un parasole per auto. Ma non vuol dire nulla. Anzi, proprio ciò che a prima vista può apparire una buffonata, può essere un piano diabolico. Dunque, nel dubbio, la sorveglianza per l’Alto magistrato è giusto sia comunque massima.

di Massimo Bordin

Fonte Il Foglio

Roma, 8 ottobre 2014

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