Il papà di Salvatore: «Mio figlio non sta bene»

Rientro in Italia dei marò Salvatore Girone e Massimiliano LatorreDal febbraio 2012, quando è iniziato questo Calvario con l’incidente accaduto a due pescatori indiani, i congiunti dei due soldati italiani hanno sempre espresso i propri sentimenti in maniera composta, discreta.
E questa è la linea che ha seguito anche ieri papà Girone. «Sento mio figlio tutti i giorni», ha aggiunto a riprova della costante vicinanza delle famiglie, ma la sofferenza e il dolore non si possono anestetizzare con pochi minuti via Skype o via telefono tra Salvo e la moglie Vania e i figli, nella casa del borgo di Torre a Mare.
Da un mese il fuciliere barese è solo a Nuova Delhi, dal momento che l’altro marò, il tarantino Massimiliano Latorre, è rientrato in Italia per curarsi, debilitato da un ictus: le giornate in ambasciata sembrano interminabili, unite all’incertezza che aleggia sulle prossime tappe della querelle diplomatica.
Michele Girone ha la stessa tempra di guerriero del figlio Salvo, determinato e fiero, mai rassegnato, con il cuore pieno di speranza: «Non posso aggiungere altro in questo frangente. Dico solo che, come sempre, tutti noi speriamo che rientri presto in patria, e torni da noi a casa».
Max Latorre, intanto, è a Taranto dove trascorre le proprie giornate tra casa e ospedali, con un pensiero fisso, rivolto al suo amico e commilitone, Salvatore, già ringraziato pubblicamente nella lettera postata su Facebook il 20 settembre scorso.
Fin dal primo giorno trascorso nel capoluogo jonico, Latorre ha chiesto ai media l’assoluto rispetto dalla sua privacy. Un bilancio di queste prime settimane l’ha quindi stilato l’inseparabile compagna, Paola Moschetti (non lo ha abbandonato un minuto dal giorno del malore a Nuova Delhi).
«Massimiliano – ha spiegato – sta effettuando la fisioterapia e ogni giorno va nel nosocomio. Il recupero avviene a passi molto lenti e richiede tempi lunghi». Il quadro medico, del resto, è ben più complesso di come era apparso nelle prime ore in India: «Non ha sofferto per una ischemia come è stato detto, ma a causa di un ictus in una zona profonda del cervello». E per questo sta seguendo, rincuorato dall’affetto dei figli, un programma accuratissimo di riabilitazione al fine di ritornare al più presto in forze.
Max e Salvo in questi anni sono diventati qualcosa di più di due semplici commilitoni: da veri Leoni del San Marco hanno consolidato un rapporto fortissimo al punto che questa separazione, determinata dai referti medici di Latorre, è un ulteriore elemento di dolore per entrambi.
«Massimiliano – ha rivelato Paola Moschetti Latorre – sta qui a Taranto con sofferenza per il distacco dal suo collega». Non è una semplice maliconia, Massimiliano, ha ribadito la compagna, «è molto provato da tutta questa situazione».
La giornata di Massimiliano è scandita dalle visite mediche e dagli esami, e per questo non ha ancora incontrato i colleghi del San Marco. «Per ora si sta pensando solo alla sua salute e al suo recupero», ha chiosato la signora Paola.
È concentrato nel seguire le terapie prescritte per superare nella maniera migliore la fase post-ictus.
«Dalla mattina presto fino all’ora di pranzo Massimiliano è sempre impegnato: lui fa vari accertamenti sanitari e la fisioterapia». Il resto del tempo è dedicato al riposo e agli affetti, vissuti con un pensiero fisso: al termine dei quattro mesi di permesso per le cure, a metà gennaio 2015 quindi tra solo 97 giorni, dovrà fare l’ennesima volta ritorno a Nuova Delhi.
Lì, in India, è sempre alle battute iniziali un procedimento giudiziario che l’Italia contesta, non riconoscendo la giurisdizione indiana sui suoi soldati, operanti su una nave, l’Enrica Lexie, che si muoveva in acque internazionali.

Roma, 8 ottobre 2014
di Michele De Feudis
Fonte Il Tempo
A.L.