Il capo della Protezione civile Gabrielli: «Mi hanno mandato in guerra con una cassetta di aspirine»

vvf genova«Io sono il classico medico che è stato mandato al fronte di una guerra, in un Paese che è il Paese in cui, ad esempio, si sono fatte sanatorie per fare cassa. In questa guerra mi hanno dato una cassetta piena di aspirine». La pesante accusa alla politica arriva dal Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, dopo i danni dell’alluzione che hanno colpito e affondato Genova. E aggiunge: «Io credo di essere molto più sconfortato e molto più preoccupato proprio perché al contrario di molti altri sono costretto a vivere le innumerevoli emergenze che stanno attraversando il paese. Solo negli ultimi 2 anni sono stati dichiarati 21 stati emergenziali» con danni accertati per «2 miliardi e 300 milioni».

A Genova è ancora piena emergenza
«Vorrei lanciare a voi un monito: noi siamo ancora in piena emergenza. Le previsioni per le prossime ore non sono assolutamente confortanti. Sia per le prossime ore che per la giornata di lunedì», ha sottolineato il capo della Protezione civile. «In questo momento è prioritaria la gestione dell’emergenza e la vicinanza ai cittadini».

Se ci sono responsabilità saranno accertate
«Se ci sono responsabilità saranno accertate», ha assicurato il Capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, al termine della riunione in prefettura a Genova. «Ho una preoccupazione, questa città dal 2011 ha fatto un percorso molto importante nel tentativo di costruire un sistema utile, l’errore più grande sarebbe disperdere quel che si è fatto finora».

A Genova valutazione sbagliata
Ma qualcosa a Genova non ha funzionato.«Le previsioni sono frutto di una valutazione. A Genova si è sbagliata valutazione, è indubbio, ma da qui a sostenere che queste persone sono da crocifiggere ne corre», ha detto il Capo della Protezione civile al termine della riunione in prefettura a Genova. «È innegabile – ha però tenuto a precisare Gabrielli – che una serie di interventi strutturali dovevano essere fatti e non sono stati fatti».

Scandaloso il blocco dei lavori sul Bisagno
La mancata realizzazione del secondo lotto di lavori per la messa in sicurezza del torrente Bisagno a causa dei tempi della giustizia amministrativa, chiamata a decidere su diversi ricorsi presentati dalle ditte escluse dai cantieri, «è una vicenda scandalosa» perché «le risorse, 35 milioni di euro, ci sono e in tre anni non si è riusciti a completarli». Se l’intervento sul Bisagno fosse stato realizzato, ha detto il Capo della protezione civile, «avremmo fortemente limitato gli esiti disastrosi di questa vicenda». Proprio per qesto Gabrielli ha detto di aver valutato «molto favorevolmente la norma che prevede che quando c’è l’assegnazione di una gara a una ditta che deve fare lavori, l’opera si fa e poi, siccome bisogna valutare l’eventuale danno subito dalla ditta esclusa, la causa deve riguardare non l’opera ma l’eventuale danno economico subito. Se questa norma fosse stata operativa due o tre anni fa oggi noi non saremmo qui a parlare».

Le opere si devono fare nonostante i ricorsi
«L’opera si deve fare» a prescindere dai ricorsi al Tar, «e la causa non deve riguardare l’opera ma eventualmente il danno subito dalla ditta che ha fatto il ricorso. Se oggi avessimo avuto l’opera sicuramente non avremmo risolto il problema ma avremmo limitato i danni», ha detto il Capo della Protezione civile, in merito alla polemica sui ricorsi che hanno bloccato i finanziamenti già stanziati per interventi d’emergenza nel capoluogo genovese.

Fonte: Il Sole24Ore