Gli sprechi: body scanner da 200mila euro mai accesi

20100106_body-scanner41Centinaia di migliaia di euro investiti inutilmente dall’Enac per la sicurezza degli aeroporti italiani. Sotto accusa, in questo caso parlando soltanto di Fiumicino, sono i due body scanner: i dispositivi di imaging dell’intero corpo utilizzato per lo screening di sicurezza, installati un anno e mezzo fa circa nello scalo romano, al costo di 200 mila euro ciascuno, sono tuttora chiusi e non stati mai utilizzati. Nemmeno a livello sperimentale.
E pensare che appena furono installate queste sofisticate apparecchiature, una nel Terminal 3, l’altra nel Terminal 5, per intenderci quello dedicato ai cosiddetti «voli sensibili» dove operano le compagnia americane e l’israeliana El Al, lo stesso direttore dell’aeroporto, Vitaliano Turrà, assicurò, oltre un anno fa, che i «nuovi body scanner, dopo averli testati sarebbero stati presentati, il prossimo primo giugno (2014 ndr), al Ministro e alla stampa in occasione dell’inizio del test per il nuovo controllo elettronico dei passaporti». Quest’ultimo è entrato in funzione due mesi fa, pur con qualche falla, perché anche il sistema E-gate di lettura automatica dei passaporti operante ai varchi extra-Schengen ne legge fino a quattro contemporaneamente, ma non è in grado di codificare nomi e cognomi con apostrofi e accenti; con il conseguente rischio che un pregiudicato o magari un terrorista possa passare indenne ai controlli. Invece ad oggi i «nuovi» body scanner sono rimasti lì chiusi, transennati e inutilizzati, proprio a pochi metri dalle postazioni di controllo dei passeggeri e dei bagagli a mano, utilizzate dagli addetti di Adr Security. Ricordano un po’ le vecchie cabine telefoniche della Telecom non ancora smaltite, disseminate ovunque nelle nostre metropoli e non utilizzate più da nessuno se non da qualche clochard per ripararsi dal freddo.
Stando ad alcuni rapporti stilati da alcuni esperti in materia di sicurezza, ma a quanto sembra rimasti nei cassetti, dal momento che sull’argomento tutto tace, sembra che i body scanner a retrodiffusione di raggi X installati a Fiumicino, prodotti dalla società americana ProVision, non possano entrare ancora in funzione per questioni legate alla privacy. Pur avendo tempi di controllo rapidissimi, 3-4 secondi per il passaggio tra le due porte, non tutelerebbero il passeggero. Tale dispositivo di imaging dell’intero corpo utilizzato permette una ispezione corporale, finalizzata alla ricerca di armi ed esplosivi, senza alcun contatto fisico con gli addetti alla sicurezza. Però non è mai stata risolta la questione e le polemiche sulla privacy, già sollevate in coincidenza con i primi test, avvenuti la prima volta a marzo del 2010, per testare i primi body scanner ad onde millimetriche, perché erano in grado di vedere sotto i vestiti. Poi, due anni dopo, l’avvio della sperimentazione delle nuove apparecchiature dotate di software che non mostrava sullo schermo i dettagli fisici e le parti più intime, elemento che fece insorgere associazioni e cittadini. Questi apparecchi di nuova generazione infatti rileverebbero solo se il soggetto indossa qualcosa di sospetto. E per motivi di privacy, la testa è esclusa dalla scansione e le immagini dovrebbero essere immediatamente cancellate. L’analista è in un’altra stanza e non può vedere la persona in corso di scansione, ma è in contatto con altri funzionari che possono fermare il viaggiatore se nella scansione appare qualcosa di sospetto. Nonostante tutte queste accortezze le apparecchiature nuove di zecca a Fiumicino restano inutilizzate.
Nel 2010 dopo il via libera dei ministri Frattini e Maroni alla cabina anti-terroristi negli aeroporti, il presidente dell’Enac Vito Riggio e il direttore generale Alessio Quaranta, decisero di mettere a disposizione l’avanzo di bilancio dell’ente – circa due milioni di euro – per acquistare almeno 10 body scanner da sistemare in tempi rapidi a Fiumicino, Malpensa e Venezia, i tre aeroporti dai quali partono regolarmente voli verso gli Stati Uniti. Soldi che a quanto sembra, almeno fino ad ora, siano stati spesi inutilmente, perché i body scanner sono impolverati e non hanno mai visto neanche l’ombra di un solo passeggero.
Certo è che i body scanner non solo l’unica perla di Fiumicino in materia di sicurezza. Sulla questione torna alla carica Piero Fierro, ex superpoliziotto e portavoce del gruppo Cittadini contro le mafie: «La recinzione perimetrale dell’aeroporto, e parliamo di 36 chilometri, una superficie vasta quasi come la città di Firenze, priva di videosorveglianza ad infrarossi e può fuggire chiunque».

Roma, 12 ottobre 2014
di Roberto Svampa
Fonte Il Tempo
A.L.