«Io, non vedente beffata da tutore e badante ladri. Mi hanno portato via tutto»

cani_guida_per_non_vedenti«Ma nessuno ci difende?». Occorre partire dalla fine, da questa drammatica e disperata domanda, dal grido disperata di una donna non vedente, per raccontare l’incredibile storia di una famiglia imperiese, già devastata dal dolore di una malattia invalidante e da un handicap tra i più impietosi, finita beffardamente nelle maglie della giustizia con un’accusa incredibile: aver allontanato da casa, licenziandoli, tutore e badante, che per anni avevano approfittato dei loro datori di lavoro, spendendo e spandendo fiumi di denaro.

Una vicenda incredibile, che Angela, la vittima, ha deciso di raccontare, con tutto il dolore e la rabbia che ha dentro, al Secolo XIX. «Sono una donna non-vedente che nel 2012, a causa di problemi di famiglia (i miei vivevano ad Imperia ed erano entrambi portatori di problematiche senili e mentali), aveva chiesto al tribunale di Imperia di nominare un amministratore di sostegno per i miei genitori, visto che io vivo fuori regione.

Alla fine dello stesso anno, mia madre è morta e l’eredità è così passata a mio padre e a me, figlia unica. Già in quel periodo avevo avuto la sensazione che qualcosa non andava come avrebbe dovuto. L’amministratore di sostegno continuava a dirmi che era necessario “disinvestire una parte dei fondi di famiglia per pagare le spese”. Cosa che non poteva fare, visto che il Tribunale aveva dato disposizione per la gestione della pensione e basta. Avevo più volte fatto presente al tutore che con la pensione mensile di papà, ex dirigente, gli affitti (al 50% miei ma che non mi venivano versati dal tutore stesso) e l’indennità di accompagnamento, mi sembrava strano non riuscire ad andare avanti». Ma non è finita.

«A un certo punto ho saputo che il tutore aveva assunto tre badanti per accudire un uomo tranquillo, non violento ed accondiscendente come mio padre. Mi era parso un enorme spreco e avevo scritto e detto a ripetizione di modificare quella situazione assurda. Tutto inutile». Sprechi, cose nascoste e mai dette, forse raggiri, sono andati avanti per mesi. Fermarli era impossibile: un po’ come tentare di bloccare un treno in corsa.

«Ora – prosegue la donna – a distanza di due anni da questa assurda storia, la mia famiglia si trova con un patrimonio economico dimezzato e moralmente e psicologicamente è a pezzi. Abbiamo persino scoperto, ultimamente, dalla documentazione fornitaci dopo mille richieste, che il tutore elargiva a una delle tre badanti soldi fuori busta, a fronte di non si sa quali servizi, ovviamente senza che noi ne fossimo a conoscenza. La badante in questione si faceva dare (come abbiamo scoperto dai “fogliettini”) dai 1.000 ai 1.200 euro per fare la spesa (papà mangia come un uccellino, nelle sue condizioni), altri 60 euro per la benzina (ma l’auto faceva “per noi” 5 km al giorno), 15 euro al mese per il parcheggio (sotto casa non si paga nulla)».

La badante “spendacciona”, tra l’altro, era stata assunta regolarmente, con tanto di versamento dei contributi. Sin qui i danni, economici e morali. Enormi. «Tentando di salvare il salvabile – racconta ancora la donna – abbiamo fatto sollevare dall’incarico l’amministratore di sostegno. Mia figlia è stata nominata tutore di mio padre e badante licenziata». Mentre Angela e la sua famiglia stavano cercando di rialzare la testa, qualche giorno fa, improvvisa, la batosta.

«Ci è arrivata una lettera dal tribunale di Imperia che ci avvertiva della causa intentata contro di noi dalla badante licenziata – conclude, quasi in lacrime, la donna – ma com’è possibile essere presi in giro in questo modo da persone a cui abbiamo dato un lavoro e che, approfittando del fatto che noi abitiamo lontano e papà è affetto da Alzheimer (quindi non in grado di difendersi), hanno ora la faccia di bronzo di scaricarsi di tutte le loro responsabilità e chiedono ciò che noi abbiamo già abbondantemente dato? E’ possibile che nessuno verifichi a monte come “realmente” sono andate le cose? Si sente in continuazione di persone che si approfittano di questo tipo di situazioni. Non sarebbe più giusto tutelare l’onestà e condannare chi non rispetta la legge?».

Imperia, 13 ottobre 2014
Fonte il Secolo XIX
A.L.