Annegano un gatto con una pietra al collo

gattoLa bestiola, gonfia d’acqua, è stata trovata da un passante. La sindaca: troveremo i responsabili e li puniremo

Ancora un atto di crudeltà efferata verso gli animali. A farne le spese un gatto di Cison, trovato annegato nel Soligo dopo che qualcuno lo aveva gettato nel torrente legato con una pietra al collo. L’episodio ha suscitato lo sdegno del paese, e l’ira della sindaca Cristina Pin: «Meglio per lui se non troviamo il colpevole, subirebbe una punizione esemplare». E infatti rischia moltissimo il responsabile del gesto, sulle cui tracce ci sono già i carabinieri di Cison. Pochissimi gli indizi a disposizione degli uomini dell’Arma, ma in queste ore si stanno raccogliendo (anche da parte dell’amministrazione comunale) testimonianze e racconti. Il fatto è accaduto nel borgo di Mura, poche case lungo la provinciale che collega Cison a Vittorio Veneto. E qualcuno potrebbe aver visto o sentito qualcosa. A partire da chi ha ritrovato la carcassa del gatto: un cittadino che ne ha notato il corpo mentre si trovava su un ponticello sul Soligo, in via Sante De Mari, tra le frazioni di Mura e Gai. Sul letto del torrente un pesante masso, al quale era collegata una corda avvolta attorno al collo del gatto, annegato dopo ore di agonia con il musetto immerso nell’acqua. L’animale era in quella posizione da giorni, ma è stato ritrovato solo lunedì mattina.

Sul posto sono arrivati subito il vice sindaco Loris Perenzin, il Corpo Forestale e un veterinario dell’Usl 7. Con il corpo gonfio a causa dell’acqua, inizialmente si pensava potesse trattarsi di un cane, con la speranza di risalire al proprietario tramite il micro chip. «Purtroppo nessun segno ci ha permesso di rintracciare il responsabile, o i responsabili», spiega la Pin. Che non demorde: «Continueremo a cercarli, e li farò pentire di quello che hanno fatto». Viste le modalità efferate dell’esecuzione, sicuramente studiata a tavolino, potrebbe trattarsi di un soggetto disturbato, e potenzialmente pericoloso: «Una violenza del genere su un animale indifeso è spia di una personalità disturbata, che potrebbe fare del male anche alle persone. Per questo invitiamo chiunque sappia qualcosa a collaborare, anche in forma anonima».

La macabra esecuzione potrebbe essere opera di un gruppo di giovani balordi, ma per ora non ci sono indizi. «Il gatto non aveva alcun collarino di riconoscimento», precisa la Pin, «e visto che non è facile avvicinare un gatto randagio, se si tratta di un animale di proprietà è ancora più allarmante. Per ora abbiamo aperto un fascicolo di denuncia contro ignoti». Il caso fa il paio con quello del gatto di Caonada, ucciso a luglio dalle bastonate di un 84enne. Allora, però, un ragazzo riuscì a riprendere la scena con il telefonino. Per la macabra esecuzione di Mura non ci sono, ad oggi, testimoni.

Tribuna di Treviso – Andrea de Polo

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