Isis, in Italia la minaccia dei combattenti di ritorno

quirinaleL’Italia deve fare di più nella lotta al terrorismo islamico. Il nostro Paese, come il resto dell’Europa, è nel mirino dell’Isis, quindi è «necessario che, insieme a Nazioni Unite e Unione Europea, consideri con estrema attenzione gli eventi in corso ed eserciti ogni possibile sforzo per prevenire, in particolare, l’ulteriore destabilizzazione della Libia». Il monito arriva dal Consiglio Supremo di difesa, che si è riunito ieri al Quirinale, per fare il punto sulle tensioni internazionali, in particolare in Siria e in Iraq, a causa dell’espandersi dell’esercito degli jihadisti dell’Isis che vogliono instaurare il Califfato. L’allarme lanciato dal Consiglio Supremo della difesa, però, riguarda soprattutto i foreign fighters, i combattenti di ritorno, che dopo aver militato tra i mujaheddin in Siria e Iraq, tornano in Europa, e quindi anche in Italia, e rappresentano un rischio notevole. Nella nota diramata al termine della riunione infatti, si legge: «La minaccia costituita dai cosiddetti foreign fighters rende evidente l’esigenza di uno sforzo integrato e senza soluzione di continuità, sia sul fronte informativo sia su quello esecutivo, da parte dei dispositivi di sicurezza esterna e interna nazionali e internazionali». Dall’inizio del conflitto dall’Italia si calcola siano partiti un centinaio di persone, tra italiani convertiti e musulmani di seconda generazione, arrivati sui teatri di guerra Mediorientali con in testa solo la jihad. Fonti dell’antiterrorismo riferiscono che 49 sarebbero quelli già identificati. Ma il fenomeno potrebbe più vasto di quello che appare, perchè l’indottrinamento e il reclutamento dei combattenti, da Al Qaeda all’Isis, ha cambiato forma. Internet è ormai il mezzo attraverso il quale gli europei si arruolano con i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi, e arrivano in Siria e Iraq attraverso i Balcani e non solo. Un fenomeno di dimensioni forse ancora incalcolabili ma che, come sottolineato dallo stesso Consiglio Supremo della difesa, esercita una notevole forza attrattiva anche su altre forze jihadiste. «La pressione militare dell’Isis in Siria e in Iraq – si legge ancora nella nota – implica rischi rilevanti per l’Europa e per l’Italia, anche per la forza attrattiva che il movimento sembra poter esercitare su altre formazioni jihadiste e dell’estremismo islamico in aree non contigue ai territori controllati». L’invito all’Italia è quindi quello di fare «ogni possibile sforzo per prevenire, in particolare, l’ulteriore destabilizzazione della Libia», un paese in cui la situazione politica è fuori controllo. Dopo la morte di Gheddafi, infatti, da anni è in corso una guerra civile che di fatto non ha reso possibile l’instaurazione in un governo stabile e scevro da fondamentalismi.

Roma, 16 ottobre 2014
di Francesca Musacchio
Fonte Il Tempo
A.L.