Tfr, tagli, tasse, assunzioni: ecco cosa cambierà

Consiglio dei ministri approva la legge di stabilitàLimature last minute e non solo sul Tfr in busta paga, misura rimasta in bilico fino a ieri e poi passata con il plauso delle banche. La legge di Stabilità è approdata al Consiglio dei ministri, spostato alle 18, cinque ore più tardi rispetto alla tabella di marcia stabilita martedì.
Diverse le novità, a partire dall’entità della manovra: non più 30 miliardi come annunciato dal premier Matteo Renzi lunedì, ma 36 miliardi.

I tagli alle spese sono saliti a 15 miliardi, contro i 13 dei giorni scorsi, mentre non varia l’entità delle riduzioni fiscali così come comunicata Renzi: 18 miliardi di euro. Misure di destra? «Non credo», ha risposto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a chi gli ricordava il titolo del Giornale di lunedì.

I tempi poco renziani (il premier preferisce lavorare e fare riunioni la mattina) sono stati imposti dalla trattativa con i ministeri, che dovranno contribuire con quattro miliardi.

Stessa cifra per le Regioni, per le quali dovrebbe restare anche il taglio di due miliardi al Fondo sanitario. I governatori saranno costretti ad aumentare le tasse? «Sarebbe un buon sengnale» – ha provocato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – perché sarebbe un sintomo della redistribuzione delle responsabilità.

«Con 15 miliardi di spending review soprattutto a carico dello Stato», ha aggiunto Renzi, è normale che «alle Regioni venga chiesto uno sforzo». Sta poi ai cittadini giudicare, in caso di aumento, «se i servizi sono all’altezza». Meno salato il conto per Comuni e Province: 2,5 miliardi. Poi tre miliardi da riduzioni alle spese intermedie della Pubblica amministrazione e 3,8 miliardi dalla lotta all’evasione. Tra le entrate, cresce il salasso sul settore giochi: un miliardo contro gli 800 milioni previsti. Poi spuntano 0,6 miliardi dalla banda larga.

Il resto, 11 miliardi, in deficit, portando il rapporto con il Pil per il 2015 dal 2,2 al 2,9%. Poco sotto la soglia del 3%, ma molto sopra rispetto agli impegni che l’Italia ha preso con l’Unione europea. Tema caldissimo, come dimostra la telefonata di ieri tra Renzi e il cancelliere tedesco Angela Merkel.

Sul lato delle uscite, la fetta più grossa della manovra è la conferma del bonus da 80 euro, che diventa una detrazione.
Costerà 9,5 miliardi (rispetto ai 10 previsti), tra i 6,5 stanziati con la legge e altri tre del precedente decreto Irpef.

Ci sono anche 800 milioni per le partite Iva, vera novità della legge. Sgravi fiscali per 900mila professionisti con basso livello di reddito, per i quali arriverà un regime forfettario di tassazione.

Confermata la deducibilità della parte lavoro che i datori pagano sull’Irap («eliminato per sempre», ha assicurato Renzi) che vale 5 miliardi. Poi 1,9 miliardi per coprire gli sgravi contributivi per chi assume a tempo indeterminato e per l’allentamento del patto di Stabilità a favore dei comuni. Tra le altre misure in entrata, 1,5 miliardi per gli ammortizzatori sociali, un miliardo per i precari della scuola e per la sicurezza. Confermati 500 milioni per le famiglie e 300 milioni per ricerca e sviluppo. Rinviata la «local tax».

Il Consiglio dei ministri è iniziato con il nodo Tfr sciolto da un po’, visto che già in mattinata era stato trovato l’accordo con le banche per anticipare l’ex liquidazione ai lavoratori. Le caratteristiche sono quelle del piano che circolava nelle settimane scorse a Palazzo Chigi. L’anticipo del Tfr dovrebbe essere pari a una mensilità, sarà volontario e garantito dallo Stato, senza aggravi per le imprese.

Una spada di Damocle che minaccia l’impianto della manovra, resta il giudizio dell’Unione europea, che le novità di ieri rischiano di non migliorare. L’aggiustamento strutturale dello 0,1% che il ministro dell’Economia Padoan aveva confermato martedì, è oggetto di una trattativa con Bruxelles che non si è conclusa. L’Unione europea potrebbe venirci incontro, consentendoci un aggiustamento più basso dello 0,7 dei patti. Sempre che quello 0,1 annunciato da Roma salga. E di molto.

Intanto continuano ad arrivare i piani di risparmi dei dicasteri. Il ministero della Giustizia ha presentato lo schema di decreto con la riorganizzazione degli uffici. La ristrutturazione del ministero prevede anche un robusto dimagrimento dei dirigenti generali che passano da 61 a 36 e dei dirigenti che passano da 1006 a 712. Il risparmio totale dell’opera di ristrutturazione è calcolato in circa 65 milioni di euro.

Roma, 16 ottobre 2014
di Antonio Signorini
Fonte Il Giornale
A.L.