Morti sospette all’ospedale di Lugo: nell’autopsia, prelievi insoliti

ospedale5Prima un’autopsia disposta internamente dall’ospedale con una richiesta di prelievo di particolari campioni che aveva fatto insorgere dubbi perfino all’anatomopatologo dell’ospedale di Ravenna incaricato allo scopo. Poi, dopo la denuncia dell’Ausl a 48 ore dalla morte, la Procura aveva incaricato quello stesso anatomopatologo per prelevare immediatamente campioni dai bulbi oculari della defunta al fine di identificare l’eventuale presenza di potassio killer. A quel punto il medico era stato sentito dagli inquirenti, restituendo tutte le sue perplessità sulle procedure seguite.
Dalla carte emergono nuovi particolari circa l’indagine sui 39 decessi sospetti in corsia da inizio anno che giovedì ha portato in carcere la 42enne infermiera Daniela Poggiali dell’ospedale di Lugo, nel ravennate. E proprio i dubbi più marcati sono quelli legati al decesso della 78enne Rossa Calderoni, la cui morte l’8 aprile scorso aveva innescato l’indagine dei carabinieri dell’Investigativo coordinati dai Pm Alessandro Mancini e Angela Scorza. Uno dei filoni dell’inchiesta mira alla verifica di eventuali responsabilità riguardanti medici o altri profili ospedalieri che, pur sospettando qualcosa, non si sarebbero mossi con solerzia finendo così con il favorire l’operato della 42enne infermiera. Secondo l’anatomopatologo chiamato a eseguire l’esame autoptico da un medico del reparto dell’infermiera indagata al posto di quello di Lugo perché momentaneamente non disponibile, inizialmente l’analisi non aveva presentato particolari anomalie. E la morte della donna era stata inquadrata in un arresto cardiocircolatorio improvviso. Ma gli era stato chiesto di prelevare durante l’autopsia pure campioni di bile, sangue e urina per indagini non specificate. La richiesta era giunta da un primario di Ravenna a sua volta sollecitato da un primario di Lugo. Su questo punto, l’anatomopatologo è stato chiaro: dalla sua esperienza una tale richiesta significava la ricerca di sostanze farmacologicamente attive. Tanto che il teste davanti agli inquirenti ha precisato che persino il suo primario aveva detto di avere manifestato dubbi al primario lughese. E se a lui fossero state chiarite le cause di morte che si andavano a cercare sulla donna, ovvero legate a somministrazioni di qualcosa dall’esterno, non avrebbe fatto quell’autopsia e avrebbe anzi subito avvisato il magistrato competente.

RAVENNA, 17 OTT

Ansa

LCSO