Ebola diventa un peluche per bambini

ebola10Tutti pazzi per il peluche di Ebola. Un pupazzetto marrone a forma di verme con tanto di occhi gialli in plastica, per umanizzarlo quel che basta e renderlo «simpatico». Per invogliare i bambini a giocarci, come i peluche di orsetti e gattini. L’iniziativa della Giant Microbes, società statunitense specializzata nella vendita di pupazzi che riproducono virus, ha suscitato non poche polemiche. «Dalla scoperta, nel 1976, Ebola è diventato il T.Rex dei microbi. Condividi la passione!», reclamizza sul sito Internet l’azienda, invitando ad acquistare uno tre formati in cui è disponibile il peluche: standard a 8,95 euro, sul «piattino di Petri» come lo vedono i microbiologi che lo analizzano al microscopio a 12,95 euro e versione gigante a 24,95 euro. E, sotto le immagini, scorrono gli altri prodotti in listino: salmonella, varicella, herpes, influenza, peste. Più di cento i virus in catalogo. Pupazzi morbidi, coloratissimi ma inquientanti se destinati a bimbi. «È proprio per insegnare ai più piccoli una corretta igiene che li abbiamo inventati», si difende dal quartiere generale di Stamford, in Connecticut, Laura Sullivan, vicepresidente marketing di Giant Microbes. «Il fine è didattico. Dal 2002 abbiamo venduto più di dieci milioni di peluche». Alle accuse di voler sfruttare un’epidemia che ha già ucciso 4.546 persone e ne ha contagiate 9.191 solo per far soldi ribatte decisa: «Ebola lo vendiamo da cinque anni. Soltanto che adesso se ne parla di più e va a ruba. Appena riforniamo il magazzino, in un paio di giorni è di nuovo esaurito».
Intanto sul fronte della lotta a Ebola l’Agenzia di sanità pubblica canadese domani invierà alla sede di Ginevra dell’Organizzazione mondiale per la Sanità da 800 a 1.000 fiale del vaccino «VSV-EBOV». Gli studi clinici per valutarne l’efficacia e la sicurezza dovrebbero iniziare tra fine ottobre e l’inizio di novembre. Mentre negli Stati Uniti il presidente Barack Obama cerca di sminuire l’allarme sostenendo che «tre casi in un paese di 300 milioni di abitanti non sono un’epidemia», in Spagna migliorano le condizioni di Teresa Romero, l’infermiera contagiata dal virus della febbre emorragica e ricoverata all’ospedale Carlos III, dove restano in osservazione altri 15 pazienti entrati in contatto la donna.
In Sardegna è invece rivolta contro il piano segreto per portare nell’isola pazienti affetti da Ebola. In un’interrogazione al Governo il deputato Mauro Pili chiede chiarimenti riguardo l’esistenza «di un piano per il trasferimento nell’isola di immigrati da Siria, Etiopia, Somalia, Camerun, Nigeria, Iraq, Guinea, Pakistan, Afghanistan e Israele». Pili denuncia che sono stati attivati tre posti letto di massimo isolamento a Sassari (nel policlinico universitario) e ben dodici a Cagliari, all’ospedale Is Mirrionis. «È solo allarmismo», replica l’assessore alla Sanità della Regione Sardegna Luigi Arru. «Una volta ricevuta notizia dell’emergenza internazionale lo scorso 8 agosto, è stato avviato un Piano di prevenzione anti-Ebola con la ricognizione delle risorse sanitarie disponibili, convocando i responsabili dei reparti di Malattie infettive di Cagliari e Sassari». «Nel caso di sospetta infezione – spiega – verrà creato un percorso dedicato e dopo la conferma di infezione verrà attivato il trasferimento dei pazienti presso l’istituto Lazzaro Spallanzani di Roma, con i jet dell’Aeronautica messi a disposizione dal Ministero della Salute e dotati di sistema di trasporto con isolamento del paziente».
di Alessandra Zavatta

Fonte Il Tempo

Roma, 18 ottobre 2014

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