Guerra dei colleghi al parrucchiere cinese

parrucchierePolemica a Quarrata sulle tariffe super-economiche: Confartigianato, acconciatori ed estetiste chiedono controlli da parte di Asl e ispettorato del lavoro

«Controlli dell’Asl e dell’ispettorato del lavoro» contro la concorrenza a colpi di shampo, spazzole e asciugacapelli. A chiedere le verifiche sul nuovo acconciatore low cost di viale Montalbano, sono i parrucchieri e le estetiste di Quarrata e la Confartigianato Pistoia. Un esercito di 70 professionisti della bellezza che, a sei mesi dall’apertura del primo (e per ora unico) negozio cinese di acconciature ed estetica, vuole vederci chiaro sulle tariffe super-economiche applicate da “Andrea”, e sulla «rotazione continua di personale» notata nel negozio del coiffeur orientale.

Già all’indomani dell’apertura fulminea del parrucchiere, alla fine dell’aprile scorso, non erano mancate le polemiche. Adesso, gli acconciatori e le estetiste di Quarrata fanno squadra e chiedono l’intervento (ammesso che non ci sia ancora stato) degli enti di controllo in materia di igiene e sicurezza – «soprattutto a tutela del cliente» – e di normativa sul lavoro. Negli scorsi giorni in 25 si sono riuniti per «far luce» sul caso “Andrea” e, più in generale, sulla lotta alla concorrenza sleale, attraverso Confartigianato.

Le richieste di chiarimenti arrivate formalmente ieri dal presidente Simone Balli, dal presidente degli Acconciatori Hugo Morrone, insieme a Stefano Bigagli(settore benessere Confartigianato), Antonio Cappiello di “Capelli d’effetto” eManuela Caprioli Dei dell’istituto di bellezza “Manè”, riguardano le autorizzazioni per svolgere attività di estetica (pubblicizzate dallo stesso negozio), la sicurezza sul lavoro, le certificazioni sui prodotti usati e il rispetto delle regole sul personale impiegato.

E poi ci sono quelle tariffe applicate dal “Andre” che secondo il colleghi quarratini sono insostenibili: shampoo e piega partono da 8 euro, contro i 15-18 degli altri parrucchieri di Quarrata («prezzi fermi da un decennio» fa notare Morrone).

«Tolta l’Iva – spiega Cappiello – parliamo di un servizio da poco più di 6 euro. Vorremmo sapere come si fa con questa cifra a pagare Tares, tasse, affitto, luce, prodotti e dipendenti». E ancora: «C’è un’autorizzazione comunale per l’insegna di legno affissa fuori dal negozio?».

«Il Comune, tramite la Polizia municipale, deve fare controlli sull’affissione dell’orario e sulle tariffe esposte. Tutto il resto – spiega Morrone – riguarda Asl e ispettorato, ed è proprio sugli aspetti di loro competenza che chiediamo garanzie. Il negozio è in regola con le autorizzazioni per l’estetica?».

«Quell’attività – continua poi Bigagli – ha i locali totalmente separati dal reparto capelli? Ha le cabine? Smaltisce separatamente le lame? Sterilizza? Gli addetti hanno la qualifica necessaria? In caso contrario lì dentro possono fare solo decorazioni di mani e piedi, ma niente di tutto il resto che viene pubblicizzato».

«Chi ha più di un addetto – sottolinea inoltre Morrone – deve fare corsi per la sicurezza, l’antincendio, e deve far fare i corsi specifici al dipendente. Tutto questo viene rispettato? Da settembre – dice – c’è una continua rotazione del personale».

Beatrice Faragli – Il Tirreno

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