Rai, il canone si trasforma in tassa: meno costoso ma paga anche chi non ha tv

10730929_549889081779977_686467267_oLe slide sono già pronte, con le simulazione di ciò che incasserà la Rai, e di quel che pagheranno gli italiani con il nuovo sistema di finanziamento del servizio pubblico messo a punto dal ministero dello Sviluppo economico (Mise) e dal sottosegretario Giacomelli. Si attende solo il via libera del premier Renzi (che potrà così annunciare: “Abbassiamo il canone Rai”), e la decisione se farlo passare come decreto legge, sempre che il Colle ne riconosca il carattere di urgenza, ossia di vararlo entro dicembre, prima che partano i bollettini del “vecchio” canone 2015.

Di positivo c’è che il nuovo canone, che il ministero non chiama più così ma “contributo al servizio pubblico radio-tv”, sarà meno costoso. Si pensa ad una forbice tra i 35 e gli 80 euro, a seconda delle capacità di spesa dei nuclei famigliari (calcolata sul reddito, ma anche sui consumi e altre variabili). Nessuna famiglia, dunque, nemmeno le più ricche, pagherà più di 100 euro per finanziare il servizio pubblico radio-tv, e molte pagheranno parecchio di meno, fino ad un terzo rispetto agli attuali 113,50 euro del canone Rai (è allo studio un’esenzione per le famiglie con soglie di reddito minime). Pagare meno, pagare tutti.

Di negativo c’è che lo pagheranno anche quelli ad esempio che hanno fatto disdetta del canone Rai, quelli che non lo pagano perché non posseggono televisori né apparecchi «atti alla ricezione del servizio radio televisivo» (quasi tutti evasori secondo i calcoli governativi, visto che il 98% delle case, dicono le indagini, ha un tv in casa). Ebbene, anche loro, col nuovo sistema che potrebbe entrare in vigore già dal 2015, dovranno pagare il contributo alla Rai, pensato in verità come contributo generico al servizio pubblico, quindi in teoria e in misura parziale, se si riuscirà, anche alle tv locali.

Si rottama insomma il cardine della vecchia legge sul canone Rai, che vincola l’obbligo del pagamento al reale possesso di un televisore in salotto, e trasforma l’obolo in un contributo strutturale delle famiglie al servizio pubblico, un servizio che lo Stato offre e che i contribuenti finanziano. La stessa legge prevede anche che le risorse affidate a Viale Mazzini siano effettivamente usate per svolgere il servizio pubblico. Scompaiono quindi anche i bollettini di pagamento della Rai, si vocifera che l’importo verrà pagato forse con un F245 insieme alle tasse, di certo Viale Mazzini non seguirà più direttamente la riscossione del tributo. Le simulazioni del Mise garantiscono un gettito di 1,8 miliardi di euro, quello che entra attualmente alla Rai dal canone, ma recuperando tutta l’attuale evasione, stimata nel 27%. In più si potrà giocare su un extragettito preso dalle lotterie, che però varrà qualche decina di milioni d’euro.

I rumors da Viale Mazzini però non trasmettono grande euforia dai vertici Rai. Sia il dg Gubitosi che la presidente Tarantola ribadiscono che il canone Rai è un’eccezione in Europa perché è il più basso di tutti. Ridurlo suscita perplessità. Anche perché nella legge di Stabilità è previsto un prelievo statale del 5% su quel gettito, un’idea partorita dal Tesoro indipendentemente dal Mise. E che sta già mettendo in subbuglio Viale Mazzini. L’assemblea dei giornalisti esprime “grave preoccupazione per il nuovo taglio al servizio pubblico” e prepara una diffida ai vertici Rai per costringerli ad adire le vie legali. Cosa che il consigliere Antonio Verro è già intenzionato a fare: “Nel prossimo Cda chiederò formalmente che i consiglieri si esprimano con un voto sull’opportunità di procedere in sede giudiziaria a tutela del patrimonio aziendale”. E come non pensare ai 150 milioni di euro già chiesti dal governo alla Rai. La partita è tutt’altro che chiusa.


Fonte

SC