Solidarietà, gli alluvionati olbiesi spalano il fango a Genova

fangoUna delegazione è in Liguria per portare aiuto. C’è anche il papà della piccola Morgana morta in via Belgio

Come premere il tasto rewind. Le porte delle case sono bocche che sputano melma e ricordi inzuppati. E le strade sono piene di montagne fatte di mobili e luridi materassi. Cambiano i nomi e cambiano le facce, ma la disperazione è uguale a quella vista in città undici mesi fa. Solo che adesso gli olbiesi si trovano dall’altra parte: non più a raccogliere i propri cocci, ma a ricomporre quelli dei genovesi. È il grande miracolo della solidarietà incondizionata.

Dopo aver rivissuto il proprio dramma davanti alla televisione, alcuni olbiesi hanno deciso di partire per Genova colpita dall’ennesima alluvione. Per fare ciò che tante persone avevano fatto con loro. Per tendere la mano a chi adesso sprofonda nel dramma dell’alluvione. Venerdì ha preso la nave da Porto Torres una bella rappresentanza dell’associazione «Volontari liberi di piazza di Spagna», nata dopo il 18 novembre in zona Bandinu e attivissima sul fronte della solidarietà. I volontari hanno caricato auto e furgoni di cibo e detersivi e sono partiti per la Liguria.

Tra loro anche Enzo Giagoni, il papà della piccola Morgana, la bimba morta insieme alla mamma Patrizia dentro una macchina finita sul fondo del canale di via Belgio. Con lui anche Domenico Spano e Nena Frisciata, marito e moglie. Davanti alla loro casa distrutta da Cleopatra morirono mamma Patrizia e la piccola Morgana. Adesso tutti insieme sono in Liguria. Tutti quanti angeli del fango. «Fa male vedere certe scene. Quando siamo arrivati tutto è tornato vivo nella memoria. Ma in te cresce anche la consapevolezza che queste sono cose che vanno fatte – racconta Nena Frisciata -. Dopo quello che abbiamo passato, e dopo la solidarietà che abbiamo ricevuto, ci è sembrato giusto partire e aiutare chi ha bisogno adesso».

La «Comitiva di piazza di Spagna» sta operando a Montoggio, un paesino di 2mila abitanti dell’hinterland genovese. Si occupa di distribuire cibo e di portare aiuto, un sorriso, una spalla su cui piangere. «Siamo in sette e siamo partiti con tre macchine – continua Nena -. Abbiamo portato generi alimentari, detersivi. L’accoglienza è stata calorosa, fantastica. Sono cose che ti ripagano, soprattutto dopo tutto quello che hai passato».

Genova è stata colpita dall’alluvione per la seconda volta. E ora gli olbiesi hanno paura. «Certo, temiamo che possa succedere di nuovo. Ma speriamo di no». I volontari di piazza di Spagna hanno fatto scattare la gara della solidarietà tra amici e vicini. Ognuno ha donato ciò che poteva. Una mano l’ha anche data la Caritas della Sacra Famiglia. «Abbiamo donato alimenti, saponi e detersivi che ci sono stati donati dopo il 18 novembre – spiega il responsabile Paolo Varrucciu –. Ora ne hanno più bisogno i genovesi».

Ma anche altri olbiesi hanno raggiunto Genova. Come un gruppetto di giovani universitari olbiesi. Anita Contini è partita da Torino, dove studia, e ha raggiunto Genova mentre Dario De Pol e Gabriele Carta sono arrivati direttamente da Olbia. Monica Cuccu, invece, si trovava già a Genova per l’università. Tutti insieme, armati di pale e stivaloni, hanno passato diversi giorni da angeli del fango. «Abbiamo dato una mano nel ripulire le attività commerciali e le cantine dal fango. E di notte dormivamo in un b&b messo a disposizione dei volontari – racconta Contini –. Le scene erano le stesse viste a Olbia lo scorso anno, soprattutto quando siamo arrivati. Tanta disperazione, lacrime, paura, ma anche tanta solidarietà. I genovesi sono come noi, tutti si sono messi ad aiutare chi aveva più bisogno». Quando i volontari olbiesi sono arrivati sono stati accolti con entusiasmo misto a stupore. «Rimanevano colpiti per il fatto che arrivassimo da una città alluvionata per portare aiuto – spiega Anita –. Con noi tutti loro sono stati gentili».

Dario Budroni – La Nuova Sardegna

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