Le serial killer più efferate della storia

170187decaLe serial killer di sesso femminile costituiscono il 10% del totale degli assassini seriali comprovati, e dai loro ‘colleghi’ maschi si differenziano spesso per motivazioni (raramente le donne uccidono per soddisfare pulsioni sessuali ma piuttosto per trarre qualche vantaggio), per metodologie (il veleno è l’arma prediletta) e per crudeltà (sono meno comuni le torture a sfondo sadico). Piuttosto, ciò che le accomuna ai serial killer di sesso maschile sono le profonde turbe psichiche, spesso causate da traumi e abusi, e la totale mancanza di empatia verso le vittime. In tempi recenti, è Aileen Wuornos la serial killer più nota, anche grazie al personaggio del film Monster interpretato da Charlize Theron a lei ispirato. La donna, che per vivere si prostituiva, uccise decine di suoi clienti. Ma le ‘prime’ assassine della storia, ossia quelle di cui è giunta una qualche documentazione anche se mai comprovata, risalgono all’epoca dell’antica Roma, intorno al 300 a.C. e furono alcune matrone avvelenatrici.

Nel 1600 sale alle cronache Giulia Tofana, assassina seriale italiana, cortigiana e fattucchiera che inventò un potente veleno, l’acqua tofana (alcuni attribuiscono la creazione alla madre Thofania D’Adamo) che vendeva alle donne insoddisfatte del loro matrimonio per eliminare i mariti. E’ considerata una serial killer sui generis perché produceva e distribuiva il veleno, non lo somministrava lei stessa, ma al momento dell’arresto confessò di aver venduto almeno 600 dosi di veleno. Fu giustiziata. Tra il 1500 e il 1600 è sicuramente Erzsébet Báthory, la Contessa Dracula, a battere tutti i record di crudeltà e sadismo, con le oltre 300 vittime di cui usò sangue per fare abluzioni, mentre nel secolo successivo il nome emblema dell’efferatezza fu quello di Dar’ja Nikolaevna Saltykova, proprietaria terriera russa nota per aver torturato e ucciso circa un centinaio di persone, per la maggior parte suoi giovanissimi servi e serve.

Nel periodo che va dal 1800 ai primi anni del 1900, forse grazie ad un più efficiente apparato di giustizia, fioccano i nomi di prolifiche assassine. Famosa in Russia è Madame Popova, che si occupò di sterminare tutti i mariti violenti che le venivano ‘denunciati’, una sorta di giustiziera delle donne che eliminò, tramite veleno, armi o addirittura con le sue mani, circa 300 uomini. Negli Stati Uniti uno dei nomi più noti è quello di Belle Gunness, che avvelenò per ragioni economiche 16 persone tra cui le sue 3 figlie e diversi mariti. Originaria della Norvegia, la Gunness non venne mai catturata: tra le macerie di un incendio nella sua proprietà furono rinvenute ossa e resti umani con tracce di soda caustica che resero noti gli omicidi, e di lei venne trovata solo la protesi dentari. Non si stabilì mai con certezza la sua morte.

In Inghilterra sono Amelia Dyer e Mary Ann Cotton a contendersi il titolo di assassina seriale più efferata. La prima, soprannominata Jill the Ripper per la contemporaneità con Jack lo Squartatore, fu una killer di bambini: si faceva pagare per tenere con sé i figli illegittimi, ma una volta ottenuto il compenso li lasciava morire di fame e stenti. Si parla di centinaia di bimbi, anche se solo 6 sono documentati con certezza. La seconda ammazzò avvelenandoli 5 mariti per riscuotere le coperture assicurative, oltre che 2 amanti e i suoi figli. Avvelenatrice seriale anche Vera Renczi, ungherese, che eliminò 32 uomini, quasi tutti suoi amanti, e i suoi figli.

Assolutamente terrificante la storia di Enriqueta Martì, detta la Strega di Barcellona, che uccideva bambini per ricavare pozioni magiche dalle loro ossa, sangue, tessuti. Due bimbe sopravvissute testimoniarono di essere state costrette a mangiare una delle piccole vittime. E a senso del macabro le compete bene la nostrana Saponificatrice, Leonarda Cianciulli, la famigerata assassina italiana che uccise ‘solo’ 3 sue amiche, ma con folle ferocia ne ricavò saponette e biscotti che distribuì ai conoscenti, e di cui si cibò lei stessa. Da brividi la storia di Delfina e Maria de Jesus, sorelle messicane che gestivano un bordello in cui rapivano, schiavizzavano e lasciavano morire in seguito a infezioni, sevizie e maltrattamenti le ragazze che costringevano a prostituirsi. Si parla di oltre 91 vittime.

Roma, 22 ottobre 2014
Fonte La Stampa
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