Muore anziana in casa di riposo, denunciati per omicidio 4 medici

sedia rotelle anziani casa di riposoLa denuncia dei famigliari di Maria Filippini, morta dopo 4 mesi nell’istituto. L’avvocato Scappaticci: «non sarebbe un caso isolato»

Quattro medici. il direttore sanitario e tre medici di reparto, della residenza per anziani Anni Azzurri di Rezzato sono stati denunciati per omicidio colposo e lesioni personali colpose e per falso. A sporgere denuncia (il procedimento è affidato al sostituto procuratore Carlo Pappalardo) i familiari della signora Maria Filippini, del 1930, ricoverata il 4 gennaio 2013 alla residenza di Rezzato dopo un malore che le ha impedito di continuare a vivere nella sua abitazione in città. La signora Filippini è morta in ospedale il 27 aprile 2013. Il giorno precedente i familiari erano riusciti a trasferire la donna alla fondazione Pasotti Cottinelli Onlus in via Grazzine, ma era arrivata in uno stato di incoscienza. E una dottoressa della Fondazione riferiva alla pronipote che «oltre alle precarie condizioni di salute della Filippini, la stessa si trovava anche in precarie condizioni igieniche e sanitarie». Per i familiari, dunque, la prozia agli Anni Azzurri «non solo non veniva assistita sotto il profilo medico sanitario ma anche sotto quello igienico».
I parenti contestano ai medici «negligenza e imperizia perché – si legge nell’atto di denuncia – veniva operata d’urgenza per peritonite circoscritta con coleperitoneo da colecistite acuta gangrenata dopo diversi giorni che lamentava dolori addominali e le venivano somministrate flebo solo dopo giorni e giorni che non si alimentava solo quando ormai si trovava in uno stato di forte disidratazione con irrimediabile compromissione degli organi vitali interni» e anche il reato di falso «perché sulla cartella clinica della Rsa viene scritto che il 7 aprile il tremore della paziente passava spontaneamente» mentre venivano somministrati tranquillanti in presenza della nipote. Anni Azzurri «nel pieno rispetto del ruolo della magistratura» preferisce non rilasciare dichiarazioni in attesa delle risultanze del procedimento.

A seguire i familiari di Maria Filippini è l’avvocato Alberto Scapaticci, che subito precisa che «non si tratta di un caso isolato, ma le segnalazioni sono tante. E quello che fa specie è che venga segnalata scarsa cura in strutture che presentano una retta a fine mese, che supera anche i tremila euro. Se l’assistenza nelle strutture di “lusso” è così chissà cosa succede in quelle dove si paga la metà?». Il caso, come detto, non è isolato. Scapaticci si sta preparando per presentare un’analoga denuncia per un altro anziano, il signor Giuseppe, 85enne di Mompiano, morto poco dopo l’arrivo all’ospedale Civile di Brescia dopo alcuni mesi di degenza alla Rsa Luzzago. Anche in questo caso la denuncia sarà per omicidio colposo.
«Quando è stato portato all’ospedale Civile – spiega l’avvocato Scapaticci – i medici del pronto soccorso hanno chiesto se il paziente era stato tenuto per sei mesi nel deserto, perché era completamente disidratato». I familiari vogliono che la situazione sia chiarita, vogliono capire se nella casa di riposo, pagata 1.700 euro al mese, la scarsa cura abbia rubato giorni di vita al loro caro, se la decadenza fisica e mentale subita da Giuseppe sia dovuta alle cure non adeguate e alla somministrazione di vere e proprie «bombe» sedative. A chiedere chiarezza è anche il legale. «Le persone anziane meritano di essere trattate dignitosamente – conclude Scapaticci – non sono dei rifiuti».

Corriere.it – Wilma Petenzi

 

lc