Uccide il figlio: assolto perché è alcolista

giustizia processoPer i giudici la dipendenza cronica determina incapacità di intendere e di volere

Aveva bevuto e non era capace di intendere e di volere, come dimostrato dall’elevato tasso di alcol nel sangue.
Per questo un uomo di 72 anni, Enzo Caretto, è stato assolto nel processo per l’omicidio del figlio 32enne, Giovanni. Lo ha deciso la Corte d’Appello di Lecce, che ha completamente ribaltato il verdetto di primo grado accogliendo la richiesta del procuratore generale e annullando la precedente condanna a trent’anni di reclusione. La decisione cambia quindi del tutto la storia giudiziaria di una tragedia avvenuta due anni fa a Guagnano, la terra del Negroamaro, piccolo centro agricolo della provincia di Lecce, paese di neanche cinquemila abitanti che spunta tra ettari di vigneti.

Era la sera 23 gennaio del 2012, quando scoppiò l’ennesima lite in famiglia in una casa di via Carlo Alberto Dalla Chiesa, in una palazzina popolare alla estrema periferia poco distante da un passaggio a livello. Secondo la ricostruzione dei carabinieri Enzo Caretto, pensionato, ex operaio da tempo alle prese con l’alcol e segnalato ai servizi sociali, cominciò a inveire contro la moglie, come spesso accadeva; a quel punto il figlio, Giovanni, dipendente di un cinema della zona, temendo per la sorte della madre, corse a verificare che cosa stesse accadendo ma il padre lo colpì al torace con un coltello. Il 32enne si accasciò sul pavimento, sotto gli occhi della madre.

La donna diede l’allarme al 118, sul posto arrivarono i carabinieri. Per Giovanni non ci fu niente da fare, morì nel giro di pochi istanti; il padre fu trovato nel cortile della sua abitazione: delirava, era ubriaco, fu portato in ospedale e poi arrestato.

Nel corso delle indagini gli investigatori hanno ricostruito il contesto in cui è verificata la tragedia. Una situazione drammatica: la madre e la sorella maggiore della vittima con problemi di salute; il padre, dopo lunghi anni di lavoro come operaio, spesso in preda a raptus innescati dall’alcol in cui si sarebbe rifugiato per sottrarsi a una vita difficile, una dipendenza che gli avrebbe provocato anche patologie fisiche e psicologiche. Uno scenario diventato sempre più preoccupante, fino a quella sera di due anni fa. Una tragedia per certi versi annunciata, in quanto i violenti litigi erano frequenti e già in passato in casa erano intervenuti i carabinieri.

La storia è quindi approdata in un’aula giudiziaria. In primo grado il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Lecce, accogliendo la richiesta della pubblica accusa, ha condannato Enzo Caretto a trent’anni di reclusione al termine del processo con rito abbreviato.

Ma già prima della sentenza l’imputato era stato scarcerato: le sue condizioni di salute erano state infatti giudicate incompatibili con il regime carcerario. Successivamente, in appello, è arrivata la svolta. I giudici hanno infatti annullato la precedente decisione in quanto, sulla base di una perizia, hanno ritenuto che l’imputato all’epoca dei fatti fosse incapace di intendere e di volere. Subito dopo l’omicidio furono eseguite analisi in ospedale da cui venne fuori che l’assassino aveva un tasso alcolico molto elevato, e solo dopo diverse ore si sarebbe reso conto di quello che era accaduto.

Lecce, 22 ottobre 2014
di Bepi Castellaneta
Fonte Il Giornale
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