«Via il segreto su Mitrokhin», il parlamento si appella a Grasso

grasso(6)Raccolta di firme per aprire gli archivi

Il Tempo ha riaperto il caso e Mitrokhin torna in Parlamento. Sessanta senatori e sessantacinque deputati hanno firmato l’appello al presidente del Senato Pietro Grasso: «Riteniamo – scrivono – che la ricerca della verità vada perseguita a qualsiasi costo, e che nessun segreto di Stato o motivo di convenienza possa essere frapposto all’apertura immediata degli archivi del Senato dove sono conservati documenti e testimonianze raccolti nell’ambito dei lavori della cosiddetta Commissione Mitrokhin. Chiediamo quindi, sine ira et studio, al presidente Grasso di aprire anzi di spalancare i cassetti ora serrati alla ricerca storica e politica su anni decisivi per capire l’evoluzione della storia della peraltro un impegno che la seconda carica dello Stato si era praticamente assunto in una lunga lettera pubblicata da Il Tempo il 20 settembre nella quale si assumeva la responsabilità di «declassificare ciò che ora è inaccessibile».
Al Senatore Pietro Grasso, insistono i firmatari, «ha risposto contestualmente sempre su Il Tempo il deputato Fabrizio Cicchitto che, ai tecnicismi elencati dal presidente, ha opposto spiegazioni altrettanto circostanziate paventando che di questo passo gli archivi non saranno accessibili prima di cinquant’anni.
Ma questa convinzione non l’ha fermato. Cicchitto non si è arreso e ha raccolto le firme in un appello che non si limita alle carte della Mitrokhin, ma sottolinea quanto ormai sia anacronistico censurare e non rendere pubblico ciò che potrebbe facilmente diventarlo. È possibile che gli archivi della Commissione Parlamentare d’inchiesta Mitrokhin custodiscano documenti sgraditi alla memoria storica del Pci. Gli storici contano la marea di dollari che da Mosca sono defluiti a Botteghe Oscure. Analizzano i piani di difesa sovietici. Contano le spie italiane al servizio del nemico. Ma, fino a quando le fonti non verranno liberate saranno costretti all’angolo.
Nel frattempo Il Tempo ha verificato che, confrontando gli inediti manoscritti del Churchill Archives Center di Cambridge con la versione italiana del dossier Mitrokhin inviato in Italia dal settembre 1999, risaltano passaggi mai presi in considerazione. Lo stesso ex presidente della Commissione, Paolo Guzzanti, ha dichiarato al nostro giornale che alcuni passaggi potrebbero essere stati sbianchettati dalla politica che non aveva interesse a che la verità emergesse.
La traduzione letterale del documento che abbiamo trovato nell’archivio inglese così racconta: «La sede romana (sottinteso del Kgb, ndt) si è messa d’accordo con Togliatti per togliere a Dario l’accusa e lui è stato riassegnato nelle fila del Partito Socialista». Nella versione fino a oggi nota manca un passaggio fondamentale: fu Togliatti per conto del Kgb a far rientrare Dario Conforto nel Partito Socialista. Dunque, è verosimile che Palmiro Togliatti sapesse che Dario Conforto era una spia del Kgb e che il suo interessamento ha permesso alla più importante spia del Kgb di continuare la sua attività. Chi ha tolto il passaggio relativo all’interessamento di Togliatti? I documenti originali, di cui una parte manoscritta, confermano la versione dell’arresto della figlia Giuliana Conforto «alla fine di maggio 1979 insieme con due terroristi di spicco delle Brigate Rosse, Morucci e Faranda». Effettivamente Valerio Morucci e Adriana Faranda, grazie ai buoni uffici di Franco Piperno, trovarono ospitalità nell’abitazione romana di Viale Giulio Cesare dove abitava l’ex militante di Potere operaio Giuliana Conforto, vennero arrestati il 29 maggio 1979. Quello del caso Conforto è solo un esempio, si riferisce a poche pagine vergate in cirillico. Ma quante pagine del dossier Mitrokhin riguardanti l’Italia sono state manipolate? Chi è il censore? E per ordine di chi vennero cancellate delle parti? La diffusione dell’attività estera del Kgb ha fatto tremare non solo ciò che rimaneva del servizio di sicurezza della ex Unione Sovietica dopo la caduta del Muro e dopo la caduta del regime comunista, ma anche i paesi nei quali per decenni il temuto servizio segreto ha agito. In Italia sono state inviate tramite il servizio di sicurezza britannico 261 schede: una lista di presunti agenti o simpatizzanti al servizio di Mosca. Tra questi anche imprenditori e famosi giornalisti. La situazione ora è un po’ divesa. In Parlamento si sono mossi, fra gli altri, i deputati Dorina Bianchi, Raffaele Calabrò, Nunzia De Girolamo, Vincenzo Piso, Eugenia Roccella, Barbara Saltamartini e i senatori Andrea Augello Paolo Bnaiuti, Luigi Compagna e Maurizio Sacconi del Nuovo Centrodestra, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, Rocco Buttiglione, Giuseppe Adornato e Giuseppe De Mita dei deputati per l’Italia, i senatori Francesco Aracri, Francesco Giro, Maurizio Gasparri, Manuela Repetti e i deputati Michaela Biancofiore, Maurizio Bianconi, Renato Brunetta, Mara Carfagna e Daniela Santanché. Spicca l’assenza, tra i firmatari di deputati e senatori del Pd e degli altri partiti di sinistra. Chissà perché.

di Antonio Selvatici
Roma, 25 ottobre 2014
Fonte Il Tempo
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