Sud Corea, 300 morti sul traghetto affondato: chiesta la pena di morte per il comandante che abbandonò la nave

AL1EPKMD4432-1777-kPBB-U1040180468620LfG-640x320@LaStampa.itPena di morte per il comandante del traghetto Sewol che lo scorso aprile affondò in Corea del Sud causando la morte di 300 persone, la maggior parte delle quali giovani studenti in gita scolastica. La richiesta del Tribunale di Gwangiu nei confronti del capitano Lee Joon-Seok è stata emessa lunedì scorso con l’accusa di «omicidio per negligenza aggravata».

Nel corso del processo l’uomo ha dichiarato di «meritare» la pena capitale, ma ha respinto l’accusa di aver sacrificato i passeggeri per salvare la propria vita.

Il 68enne ufficiale, che insieme ad altri 14 membri dell’equipaggio è accusato di aver lasciato la nave prima che affondasse, è stato incriminato insieme ad altri tre. «Lee ha fornito la causa dell’affondamento del Sewol, ha la responsabilità più pesante per l’incidente», ha dichiarato il procuratore Park Jae-eok davanti al tribunale di Gwangwu, nel sud del Paese, «per questo chiediamo la pena capitale».

L’opinione pubblica sudcoreana si è infuriata con il capitano dopo che è emerso che centinaia di studenti adolescenti restarono nelle proprie cabine obbedendo agli ordini impartitigli mentre l’equipaggio si calava in mare con le scialuppe di salvataggio.

I tre magistrati che compongono la giuria dovrebbero emettere il verdetto a novembre.

Sud Corea, 27 ottobre 2014
Fonte la Stampa
AL