Giallo di Guerrina, ecco il testo del sms che inguaia il frate

padre grazianoPadre Graziano continua a non parlare. Lo ha ha fatto anche ieri, davanti al Gip Piergiorgio Ponticelli che lo aveva convocato per l’interrogatorio di garanzia. Pochi minuti di udienza per mettere a verbale che il frate congolese si avvaleva della facoltà di non rispondere, poi lui si è allontanato con lo stesso mezzo che gli era servito per arrivare: l’Audi del suo avvocatro Luca Fanfani, con la quale ha raggiunto la stazione dove ha ripreso il treno per Perugia.

In tribunale, dove l’interrogatorio si è svolto in un’aula della Vela, Padre Graziano si è presentato per la prima volta vestito da sacerdote, con il clergyman e non con il solito abito borghese. Coi cronisti che lo aspettavano non ha voluto dir niente. Per lui ha parlato il suo avvocato. Poche parole per ribadire che il frate si sente estraneo alle contestazioni che gli vengono fatte e che la difesa presenterà ricorso al tribunale del riesame di Firenze, chiedendo che la misura cautelare del divieto di espatrio venga revocata.

Emergono intanto alcuni particolari dell’ordinanza firmata dal giudice Ponticelli, con gli elementi di prova a carico del sacerdote, accusato di favoreggiamento di un sequestro di persona o addirittura di un omicidio. In particolare ci sono alcune telefonate ed sms che fanno pensare al fatto che il frate congolese possa aver usato il telefonino di Guerrina dopo che lei era scomparsa. In particolare il sms inviato (per errore secondo i Pm) a un sacerdote nigeriano di cui solo Padre Graziano aveva il numero, nel pomeriggio del primo maggio in cui la casalinga di Ca’ Raffaello è sparita

Il testo è quello già noto: tu incolpi un uomo di Dio ma io sono scappata col mio amoroso. Lo stesso inviato poi anche alla catechista che per prima aveva denunciato l’intimità, secondo lei eccessiva, che c’era in canonica fra il viceparroco e Guerrina. Solo che il Sms inviato al prete nigeriano sarebbe partito per errore. E ora potrebbe incastrare Padre Graziano a un uso del telefonino della scomparsa che mal si concilia con le sue proclamazioni di assoluta estraneità alla vicenda.

Di sicuro, ipotizza la procura, il primo sms che parte dal cellulare dopo la sparizione di Guerrina, alle 17,20 di quel giorno, agganciato dalla cella di Sestino in cui si trovava il frate per un funerale, lo ha inviato proprio il sacerdote. Da cosa i Pm traggono questo scenario? A ricevere il messaggio è un prete nigeriano che vive a Roma, ma probabilmente non era il destinatario. Questo religioso era amico del frate ma Guerrina non lo conosceva neppure e lo ammette lo stesso Padre Graziano nel primo interrogatorio.

Nella rubrica del cellulare di Padre Graziano stanno a fianco, alla lettera M, il nome del prete nigeriano e quello della catechista di Ca’ Raffaello che per prima denunciò alla curia l’eccessiva intimità fra il frate e Guerrina. Il frate, dunque, alle 17,20 avrebbe sbagliato a leggere un rigo, componendo un numero per un altro: voleva spedire il messaggio alla catechista, lo diresse al confratello africano. E’ questo l’errore che lo incastra, secondo gli inquirenti. Perchè se Guerrina non conosceva il nigeriano che era invece fra le sue conoscenze, solo lui può aver digitato quel numero.

Cosa dice il testo del sms? La Nazione è in grado di rivelarlo: «Dite a mio marito che sono scappata con il mio amoroso marocchino. Sono stanca di lui, tornerò a prendere Lorenzo (il figlio Ndr)» . E quasi uguale a quello che la catechista riceverà il 10 maggio: «Tu accusi l’uomo di Dio, ma io sono scappata con il mio amoroso». Per non parlare dei due messaggi inviati alla suocera il 2 maggio: «Sono stanca di questa vita e di Mirko, tornerò a prendere Lorenzo».

Lo scenario dei Pm è che ci sia di mezzo Padre Graziano, il quale avrebbe in tal modo depistato le indagini, indirizzandole verso la pista dell’allontanamento volontario e non verso cupe ipotesi.

L’altro ieri intanto si era creato per alcune lunghe ore il giallo sulla sua assenza. I carabinieri a cercarlo, il telefono staccato: poi alle 7 di sera il sudato “pronto”. Era in ospedale a Perugia, per analisi. Comunque lui ha solo un divieto di espatrio, per il resto è libero di muoversi come vuole.

Intanto i Ris sono al lavoro sulle auto del giallo dal 23 ottobre. La Palio del marito è «pulita», ma sulla Ford bianca c’è una macchia sospetta. Sangue? Difficile dirlo, potrebbe essere un falso allarme come già si sono rivelate le tracce repertate in canonica.

Il Gip Piergiorgio Ponticelli ha firmato un divieto di espatrio notificato al religioso sabato scorso. Lo scopo è evidente: impedire che Padre Graziano, destinato dalla sua congregazione a una parrocchia della provincia francese, facesse perdere le proprie tracce.

Da fonti di palazzo di giustizia trapelano intanto alcuni particolari sull’atto del giudice Ponticelli, che è stato richiesto dalla procura: in esso si ipotizza per il frate un ruolo di favoreggiamento di due reati: il sequestro di persona, già prefigurato al momento dell’iscrizione nel registro degli indagati, e l’omicidio, che fa per la prima volta la sua comparsa in una carta giudiziaria ufficiale. Finora il delitto era stato solo oggetto di ipotesi investigative, mai tradotte nero su bianco.

Arezzo, 29 ottobre 2014

La Nazione

LCSO