Maternità con meno di 500 parti: la Regione taglia in tre ospedali

neonato bimbo bimba maternitàDelle otto maternità che hanno fatto nascere meno di cinquecento bambini l’anno scorso in Lombardia, tre non ne vedranno neanche uno nel 2015: la Giunta regionale il 7 ottobre ha approvato le riorganizzazioni che prevedono la chiusura dei punti nascita dell’ospedale di San Giovanni Bianco in provincia di Bergamo e della clinica Mangioni di Lecco, e l’accorpamento della maternità dell’ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio a quella dell’ospedale Santa Maria delle Stelle di Melzo. Così, a fine anno sarà storia la classifica dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), che ha piazzato la Lombardia al quinto posto (alla pari con Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna) tra le Regioni che non applicano ovunque gli standard di sicurezza per i parti.

C’è una correlazione provata tra volumi bassi e qualità dell’assistenza, e per questo, nel 2010, la Conferenza Stato-Regioni ha deciso la chiusura delle maternità sotto i 500 bambini l’anno. La Regione, nel 2014, si è portata avanti con un lavoro di riordino che aveva già avuto effetti nell’hinterland Nord-Ovest del capoluogo, a Como, Brescia e Pavia: entro settembre le Asl dovevano presentare i piani di riorganizzazione dei propri punti nascita. Tenendo conto dei criteri minimi di sicurezza, ma anche «di particolari condizioni oro-geografiche disagiate». Che possono valere, ad esempio, per gli ospedali di Chiavenna e di Sondalo in Valtellina, 289 e 329 fiocchi rosa o azzurri nel 2013. Più dei 243 di Gravedona, in cima al lago di Como; meno delle 449 culle che si sono riempite all’ospedale di Casalmaggiore, in provincia di Cremona, e delle 464 del “Passi” di Calcinate, in provincia di Bergamo.

L’Asl orobica ha proposto di sacrificare l’altro punto nascita che non raggiungeva la soglia, quello di San Giovanni Bianco in Val Brembana. Perché lì l’anno scorso sono nati solo 162 bambini, il numero più basso tra le otto maternità lombarde “under 500” e «in continua diminuzione» dal 2011, ma anche perché, ha spiegato l’assessore regionale alla Salute Mario Mantovani, altre 809 neomamme residenti nei comuni di pertinenza nel 2013 hanno scelto di partorire altrove. A Lecco chiude la maternità del Mangioni, privato convenzionato, nonostante i 446 parti secondo l’Agenas (441 per la Regione) che la collocano poco sotto il break-even: erano 469 nel 2011, e anche da lì nel 2013 ci sono state 375 potenziali partorienti “emigrate”.

E poi c’è il caso dell’Azienda ospedaliera di Melegnano: qui il punto nascite sotto la soglia non è l’Uboldo, dove sono nati 567 bambini l’anno scorso, ma il Santa Maria delle Stelle, che si è fermato a 417. Eppure la decisione dell’Asl Milano 2, accolta con polemiche e manifestazioni a Cernusco, è stata di salvare la maternità di Melzo. La Regione però ha tenuto la sua posizione, ribadita anche ieri in un incontro con gli amministratori locali: il punto nascite del Santa Maria, a sei chilometri da quello dell’Uboldo che chiude a fine anno, ha più potenzialità di diventare attrattivo per la posizione ed è «fortemente favorito», se non ancora dalle scelte delle mamme, dagli investimenti fatti sulla struttura che consentono di garantire «elevati standard».

giulia.bonezzi@ilgiorno.net

Milano, 29 ottobre 2014

Il Giorno

LCSO

One thought on “Maternità con meno di 500 parti: la Regione taglia in tre ospedali

  1. Né l’ASL né l’Azienda ospedaliera né la Regione hanno fornito motivazioni chiare e plausibili su questa decisione insensata. Basta analizzare da dove provengono in maggioranza le partorienti di Melzo (Melzo, Gorgonzola e Vignate, a metà strada con Cernusco) e di Cernusco (il comune stesso, Pioltello, Cologno M.se, tutti a metà strada col San Raffaele) per capire che sarà proprio il polo privato a beneficiare della fuga di utenti da Cernusco, e non certo Melzo, che dovrebbe passare in un paio d’anni da 400 a 1000 parti per sopravvivere al prossimo taglio. Info su: http://nascereancorainmartesana.altervista.org/

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