Una vita da precaria, insegnante fa causa allo Stato

processo_breve_ansaHa deciso di rivolgersi ad un avvocato e di far causa allo Stato contro la reiterazione di contratti di lavoro a tempo determinato. Questa è la storia di Marcella G., un’insegnante 52enne pratese di scuola superiore, precaria da una vita, laureata, abilitata e vincitrice pure del concorso ordinario del 1999. Tanti titoli che, però, non sembrano essere ancora sufficienti per garantirle un posto fisso. Questa mattina, 4 novembre, il giudice del lavoro del tribunale di Prato si dovrà pronunciare sul suo caso, simile a quello di tanti precari sparsi in tutta Italia che, anno dopo anno, nonostante lavorino nella scuola pubblica con contratti annuali, non vedono la possibilità di entrare di ruolo.

Un processo che avviene a pochi giorni dalla sentenza che sarà emessa dalla Corte di Giustizia Europea che, il 26 novembre, probabilmente condannerà l’Italia alla stabilizzazione di migliaia di professori occupati nella scuola pubblica con contratti a termine per oltre trentasei mesi. “Spero di ottenere risposte positive, sono precaria da una vita – spiega l’insegnante – Lavoro nella scuola statale dal 2000 e dal 2005 sono fissa a Prato. Nel 2010 con il sindacato Gilda e altri insegnanti ho deciso di avviare questo ricorso per vedere riconosciuto il diritto all’assunzione. Molti di loro sono stati stabilizzati, i pochi rimasti sembrano non avere voce in capitolo. Oggi è il giorno, l’ennesimo di un’udienza presso il tribunale di Prato, che dovrebbe pronunciarsi circa l’abuso della reiterazione dei contratti a tempo determinato, sul risarcimento e sul mancato riconoscimento degli scatti di anzianità”.

Non è solo l’assenza della stabilizzazione, Marcella G. rivendica altri diritti che non sembrano essere stati presi in considerazione dal Governo. “La recente sentenza n.6232 del 7 ottobre – chiarisce – afferma piena equiparazione tra docenti di ruolo e docenti precari, contiene il divieto di non discriminazione tra docenti precari e di ruolo nel rispetto della Direttiva comunitaria n.70 del 1999. Non essendoci differenza tra le due tipologie di insegnanti ne scaturisce una naturale equiparazione anche economica. E’ quindi illegittimo il comportamento del Governo che reitera le differenze economiche, occorre piena uguaglianza formale e sostanziale”.

E una certa responsabilità ce l’hanno anche gli uffici scolastici territoriali che con troppa “discrezionalità compongono le cattedre, spesso a danno dei docenti in vetta alle graduatorie ad esaurimento, con maggiore anzianità di servizio”, non garantendo così la continuità di incarico e innescando un perenne avvicendamento di nuovi insegnanti in classe, non certo positivo per gli alunni. E’ una guerra fra poveri quella che si combatte nella scuola italiana, di tutti contro tutti. “I professori di ruolo sono contro quelli senza ruolo, quelli delle graduatorie ad esaurimento contro quelli delle graduatorie di istituto, gli abilitati Tfa contro quelli Pas – ammette – qui rischiamo di restare precari a vita e le famiglie ne vengono penalizzate”.

Nonostante la sua lunga esperienza, quest’anno Marcella G. si è trovata a prendere una supplenza su più scuole, un bell’impegno a cui vanno aggiunti i costi per gli spostamenti tra la città dove abita, Firenze, e Prato dove insegna. “Ci sono persone che da anni aspettano la stabilizzazione, non si possono cambiare le regole in corso – conclude -Se un’azienda privata si fosse comportata così (come ha fatto lo Stato ndr), sarebbe già stata multata. Invece di stabilizzare i precari, qui si precarizzano tutti i rapporti di lavoro”.

Prato, 4 novembre 2014
Fonte Il Tirreno
AL