Marino attacca: «Per Tor Sapienza colpa del Viminale: io non mi dimetto»

marinoSindaco Ignazio Marino, che cosa succede a Tor Sapienza? Non le sembra il segnale che la periferia romana stia per esplodere?
«C’è evidentemente la necessità, in un momento di grave disagio sociale e crisi economica, di una maggiore presenza di quelle che storicamente sono le forze di centrosinistra. Sarei arrogante se pensassi di poter dialogare da solo con tutti i romani».
Per lei le violenze di questi giorni nascono solo da un problema di comunicazione politica?
«Stiamo parlando di luoghi che in molti casi si sono sviluppati quando la popolazione è passata da 1,5 a 3 milioni di abitanti. E non si tratta di estrema periferia: Tor Sapienza è a un chilometro e mezzo dalla stazione Tiburtina».
Dunque, come pensa di poter bloccare l’emergenza?
«Anzitutto vanno costruite infrastrutture con grande determinazione. Esattamente come abbiamo fatto per la Metro C che tra poco, con la stazione Gardenie, potrà essere raggiunta in autobus da Tor Sapienza».
Però fino a oggi i grandi progetti della sua amministrazione si sono concentrati sul centro storico, dai Fori Imperiali al Tridente.
«È falso dire che pensiamo solo al centro della città. Al contrario, i veri investimenti li abbiamo fatti e li facciamo soprattutto in periferia: penso alla metropolitana e alle quattro opere stradali inaugurate negli ultimi tre mesi, da Settecamini al Laurentino. Ma anche alla realizzazione di una scuola, quella di Selva Candida, i cui lavori sarebbero dovuti iniziare nel 1980».

Torniamo a Tor Sapienza: non sono troppi quei quattro centri di accoglienza e quel campo rom, tutti al Prenestino?
«Guardi, in questi giorni ho incontrato alcuni parlamentari di destra a Tor Sapienza: non sapevano nemmeno che quello stabile fosse stato inserito nel programma di protezione dei richiedenti asilo dal precedente sindaco».

Davvero colpa del suo predecessore, quindi?
«Non giudico se Alemanno abbia fatto bene o male ad aprire un centro di accoglienza in un luogo già di grande disagio. Ma sono stati compiuti errori strategici. Non è possibile che negli ultimi anni i centri siano stati aperti soltanto nell’area orientale della città. Inoltre, qui abbiamo alcune migliaia di persone, ma dal ministero dell’Interno erano previsti aiuti economici solo per 250. Io così dovrei utilizzare i soldi dei romani per un progetto nazionale: mi sono fatto aumentare fondi per 2.560 persone, per 36 strutture da 80. A Roma, secondo i dati del Viminale, ospitiamo il 20 per cento dei rifugiati accolti in tutti Italia. Molto più della Lombardia, che ha il doppio degli abitanti del Lazio».

Sta ribaltando su Angelino Alfano le accuse fatte dal ministro alla gestione dell’emergenza da parte dei sindaci?
«Il caso Tor Sapienza è il risultato di 12 anni di gestione sbagliata del progetto di accoglienza elaborato dal Viminale. Questa situazione non si è creata in un giorno, ma dal 2002 a ora. All’epoca c’erano un premier e un ministro dell’Interno, oggi ce ne sono altri. Ma questo è quello che è accaduto».

Dodici anni fa, però, il tasso di criminalità era diverso.
E il Campidoglio non può sottrarsi alle sue responsabilità sulla sicurezza dei romani. Come pensa di intervenire?
«Il primo settore su cui siamo al lavoro è l’illuminazione pubblica, con un programma di sostituzione di 200 mila punti luce, iniziando dalle periferie. Poi, nella ristrettezza di risorse, interverremo su pulizia strade, raccolta rifiuti, pulizia del verde».

Lampioni e pulizia per evitare quello che tutti temiamo, cioè l’esplosione delle tensioni sociali finora sopite?
«È chiaro che servono anche infrastrutture di altro tipo: centri culturali, librerie, spazi teatrali e sociali. C’erano 30 milioni stanziati dalla Regione durante l’amministrazione precedente, mai spesi».

E la sua, di amministrazione, che cosa ha fatto?
«Intanto abbiamo tagliato 450 milioni di sprechi in tre anni, con il piano di rientro redatto insieme al ministero dell’Economia. E ci aspettiamo riconoscimenti: non è possibile che Roma, con 1.400 manifestazioni annue sulle sue strade, debba fronteggiare il suo ruolo di Capitale solo con i soldi dei romani».

Palazzo Chigi, per la verità, i soldi ve li ha dati.
«I 150 milioni di allentamento dei vincoli del patto di stabilità sono molto importanti per la città: serviranno a realizzare, per esempio, gli allacciamenti fognari nelle strade, come via Frassineto a Prima Porta, che ancora oggi devo chiudere quando si allagano».

C’è un problema di risorse anche per le politiche sociali, che sembrano inadeguate a fronteggiare la situazione?
«C’è in effetti una questione di scarso finanziamento, ma nel 2015 dedicheremo altre risorse al sociale, grazie ai 110 milioni di extra costi ottenuti dal governo e ai 150 milioni di allentamento del patto di stabilità».

Lei fa progetti a lunga scadenza, ma venerdì scorso la direzione del Pd si è trasformata in un processo alla sua giunta.
«Sono assolutamente consapevole, e il Pd lo sa bene, che alcuni talenti della nostra giunta vanno allocati in modo migliore. Questo non significa una richiesta di poltrone. Significa uno stimolo a fare di più e meglio dove, dal punto di vista amministrativo, noi abbiamo trovato soltanto macerie».

Eppure le saranno giunte le voci insistenti di un voto a marzo per il Campidoglio.
«Sono totalmente inesistenti. Fanno parte di quel cicaleccio di cui si alimenta la politica che non è abituata a rimboccarsi le maniche e lavorare. Quelli che da lontano guardano Tor Sapienza senza esserci mai andati».

Come vanno i suoi rapporti con il Pd nazionale e il premier Renzi?
«Abbiamo ottenuto l’allentamento del patto di stabilità: non è chiacchiericcio, sono soldi veri».

Tutta la città parla delle multe non pagate per gli ingressi in centro con la sua Panda rossa. Come la mettiamo?
«Questa Panda è stata descritta come più pericolosa di un caccia bombardiere della Corea del Nord entrato nello spazio aereo delle Filippine. Io martedì comunicherò quello che ho da dire ai colleghi del consiglio comunale. È curioso che si crei un dibattito su una legge dello Stato che dice con chiarezza che il sindaco ha diritto all’accesso alle Ztl per tutta la durata del suo mandato».
Ma lei non era il sindaco che auspicava il divieto totale di accesso in centro con l’auto?
«Sono il primo sindaco da tanti anni che rinuncia a macchina e scorta della polizia di Stato. Il mio predecessore ce l’ha ancora».

Ma le accuse restano. È possibile che si tratti di fuoco amico?
«Questa vicenda non mi appassiona. Ora penso soprattutto alle delibere che devono passare in consiglio comunale, dall’urbanistica al bilancio».

Il rimpasto sembra alle porte. Quanti uomini le hanno chiesto di cambiare nel suo staff?
«Finora non mi hanno chiesto assolutamente nulla».

ROMA – Domenica 16 Novembre 2014

Fonte Il Messaggero

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