Roma, ora è rivolta all’Infernetto Gli immigrati: «Non siamo nemici»

infernettoL’amarezza dei minorenni trasferiti da Tor Sapienza alle porte di Ostia: «Questi scontri non sono da Italia». E uno difende il Papa accusato di buonismo. Tiziano Zuccolo: «Questi ragazzi sono qui perché vogliono costruirsi una vita. Non hanno nessun altro»

ROMA -Dopo gli scontri di Tor Sapienza, il trasferimento forzato dei rifugiati dalla periferia Est della Capitale fino alle porte di Ostia e la «marcia delle periferie» che ieri ha portato centinaia di abitanti a manifestare nel centro storico «contro il sindaco Marino e le politiche sociali del Campidoglio, domenica 16 la protesta si trasferisce verso il Litorale: con un sit-in indetto dagli abitanti dell’Infernetto, contro il trasferimento qui di alcuni dei minorenni del centro d’accoglienza di Tor Sapienza. Il presidio – dalle 11 in via Salorno, nei pressi della struttura che ospita gli immigrati – vuole sottolineare lo stato d’animo degli abitanti che, pur dichiarandosi aperti e disponibili all’accoglienza, si sentono impreparati e accusano il Campidoglio di non aver preparato adeguatamente l’inserimento dei nuovi ospiti nel tessuto sociale del quartiere. Ma c’è chi difende gli incolpevoli ragazzi trasferiti di forza dopo la rivolta di Tor Sapienza.
Il racconto di un esodo forzato
«Questi ragazzi ci sorprendono di continuo con la loro intelligenza. L’altra sera ad esempio, davanti alle immagini degli scontri a Tor Sapienza, hanno chiesto di spegnere la tv con una frase sbalorditiva quanto profonda: “questa non è l’Italia”». Non è l’Italia che amano, l’Italia che ha paura non è quella che li ha accolti per dargli un futuro: a descrivere lo stato d’animo dei 24 minori trasferiti dalla banlieu romana all’Infernetto, è Tiziano Zuccolo, vicepresidente della Cooperativa Domus Caritatis, che gestisce il centro di accoglienza di via Salorno. Da giovedì i casali del quartiere alle porte di Ostia, ospitano una parte della quarantina di adolescenti che vivevano nello stabile di Tor Sapienza, oggetto delle violente proteste dei residenti. Quasi tutti egiziani, 14 anni o poco più, molti sbarcati sui gommoni a Lampedusa, persi tra le insidie della metropoli e poi seguiti dai servizi sociali del Campidoglio.
Ragazzi confusi e spaventati
Ora sono confusi e spaventati, hanno bisogno di tranquillità per ambientarsi nella nuova sistemazione, dicono gli operatori che ieri hanno dovuto gestire anche una lite tra i ragazzi appena arrivati, ancora pieni di rancore per il trasloco obbligatorio. In molti sono rimasti stupiti dalla rabbia esplosa a Roma, però hanno compreso, nonostante la giovane età, di essere stati i capri espiatori di un clima di esasperazione generale. «Per questo venerdì sono voluti tornare a Tor Sapienza, quella che negli ultimi mesi per loro è stata casa. Ci chiedevano cosa avessero fatto di male, volevano rivedere gli operatori del Sorriso (cooperativa che dirige il centro romano, ndr ) sono loro affezionati come a dei papà o delle mamme. Non hanno nessun altro qui. Li abbiamo rassicurati e sono tornati all’Infernetto», racconta ancora Zuccolo.
Anche qui tensione con i residenti
Però anche nel quartiere residenziale sulla Colombo, l’arrivo del gruppetto di ragazzini ha suscitato ulteriori tensioni: le polemiche erano scattate già un mese fa quando, accanto al casale che ospita un centro Alzheimer, la Domus aveva aperto la struttura di accoglienza per minori non accompagnati. In quel caso un difetto di comunicazione da parte del Comune. «Anche questa volta, se il Campidoglio ci avesse avvisato, non ci sarebbero stati problemi. Il X Municipio è pieno di cittadini solidali e accoglienti, ma non ci è stato dato il tempo di spiegare la situazione, né di creare la necessaria rete sociale per questi bambini», sottolinea amara Emanuela Droghei, assessore al welfare del municipio di Ostia, intenta a promuovere gli incontri con i residenti per fargli conoscere la drammatica situazione dei minori.
A scuola per imparare l’italiano
«Ora, come a Tor Sapienza, continueranno a frequentare i corsi di italiano, vogliamo anche portargli un tavolo da ping pong – spiega ancora il vice-presidente di Domus che ora in totale all’Infernetto segue 28 ragazzi -. Sono qui perché vogliono lavorare, costruirsi una vita in questo paese». Tra una partita a calcio e una lezione, c’è anche chi, tra i ragazzi di via Salorno, è letteralmente tornato alla vita. Era sempre in disparte, non parlava mai Ahmed, finché gli operatori non hanno capito che era sordo a causa dello scoppio di una bomba: ora, con l’apparecchio acustico fornito, non smette più di ridere. L’altra sera un altro episodio che ha colpito gli operatori. «In tv si parlava male del buonismo di Papa Francesco e uno dei ragazzi è sbottato in sua difesa – racconta commosso Zuccolo -. Diceva che era anche il “suo” Papa e che non era giusto criticarlo. Ci ha fatto sorridere la sua naturale integrazione. Parlava da italiano non da immigrato».

Corriere.it – Valentina Costantini

One thought on “Roma, ora è rivolta all’Infernetto Gli immigrati: «Non siamo nemici»

  1. sono talmente buoni e cari che si sono già riempiti di bastonate tra loro

Comments are closed.