Dal bonus bebè agli 80 euro: tutte le detrazioni fiscali per fasce di reddito

bollette contiUn labirinto di criteri e di importi. Sono molte le norme che concedono agevolazioni fiscali ai soggetti sotto la soglia di “povertà fiscale”. Peccato però che questo limite varia dai 90mila euro, previsto per il reddito del nucleo familiare ai fini del bonus bebè per gli anni 2015-2017, ai 2.840,51 euro, al di sotto dei quali si è considerati a carico di un proprio familiare, garantendo a questi ultimi delle detrazioni Irpef. Per il fisco, quindi, si è considerati poveri per un incentivo e ricchi per un altro.

È netta l’impressione che tutte queste norme, nate in anni diversi e senza coordinamento tra loro, abbiano spostato in alto o in basso l’asticella della “povertà fiscale”, in base all’esigenza di gettito che si aveva nel momento in cui sono state approvate, quando invece un sistema tributario dovrebbe stabilire degli scaglioni di reddito, anche ampi, al crescere dei quali diminuiscono tutti gli sconti fiscali.

Bonus bebè
In base alla legge di Stabilità 2015, approvata dal Governo e ora in discussione in Parlamento, il bonus bebè dovrebbe spettare ai genitori che, nell’anno solare precedente alla nascita del figlio hanno avuto un reddito del nucleo familiare assoggettabile a Irpef (articolo 2, comma 9, decreto legge 13 marzo 1988, n. 69) complessivamente non superiore a 90mila euro. Questo limite di reddito, però, non opererà se il figlio, nato o adottato, è il «quinto o ulteriore per ordine di nascita o ingresso nel nucleo familiare». L’agevolazione spetterà «per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017» e consisterà in un «assegno di importo pari a 960 euro annui, erogato mensilmente (80 euro al mese) a decorrere dal mese di nascita o adozione» e «fino al compimento del terzo anno d’età ovvero del terzo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione». Per avere l’assegno sarà necessario presentare apposita domanda all’Inps.

Baby sitter e badanti
Se per il bonus bebè si deve avere un reddito del nucleo familiare non superiore a 90mila euro, questo limite non vale per beneficiare di un altro incentivo collegato all’infanzia, cioè la deduzione dal reddito complessivo, nel limite annuale di 1.549,37 euro, dei contributi previdenziali pagati per le baby sitter (articolo 10, comma 2, Tuir). Anzi, questo incentivo non prevede alcun limite di reddito. Questa deduzione spetta anche agli «addetti ai servizi domestici», le colf, e a quelli per «l’assistenza personale o familiare», cioè le badanti, per le quali, peraltro, è possibile detrarre anche il 19% delle relative spese sostenute, ma solo se il reddito complessivo (di chi sostiene la spesa) non supera i 40mila euro (articolo 15, comma 1, lettera i-septies, Tuir). Per dedurre, quindi, i contributi delle badanti non c’è alcun limite di ricchezza, mentre per detrarne i costi al 19% non si deve avere un reddito superiore a 40mila euro.

Bonus degli 80 euro
La legge di Stabilità 2015 prevede anche la stabilizzazione del bonus degli 80 euro nelle buste paghe dei lavoratori dipendenti che hanno un reddito non superiore a 24mila euro, per i quali il credito d’imposta annuale è di 960 euro (80 euro per 12 mesi) ed è rapportato al periodo di lavoro nell’anno. Se il reddito è compreso tra i 24mila e i 26mila euro, però, il bonus inizia a calare, in quanto spetta in base al rapporto tra i 26mila euro, diminuiti del reddito complessivo effettivo, e i 2mila euro. Oltre i 26mila non si ha diritto al credito d’imposta degli 80 euro (articolo 13, comma 1-bis, Tuir, in vigore dal 2015, che rispecchia le regole in vigore per il periodo da maggio a dicembre 2014). Si è preferito dare 80 euro fissi al mese al fine di individuare con chiarezza in busta paga il bonus-Renzi (come da conferenza stampa del Consiglio dei ministri del 12 marzo 2014), al posto di aumentare le detrazioni Irpef di lavoro dipendente, già presenti nel nostro ordinamento e con un meccanismo di calcolo consolidato (articolo 13, Tuir), in quanto questa modifica non avrebbe comportato un aumento fisso nelle buste paga dei dipendenti con reddito da 8mila euro a 24mila euro, ma un aumento variabile e inversamente proporzionale all’aumentare del reddito da 8mila a 55mila euro. Oggi, infatti, le detrazioni Irpef per il lavoro dipendente sono massime (1.880 euro) se il reddito complessivo non supera gli 8mila euro e si riducono proporzionalmente fino ad azzerarsi, se supera i 55mila euro.

Il Sole 24 Ore – di Luca De Stefani con un’analisi di Mauro Meazza