L’Italia paga, la voce gira, e i rifugiati raddoppiano

immigrazioneDall’inizio dell’anno 150.000 nuovi arrivi. Boom di domande di asilo. Nessuno se ne va più

L’immigrazione fa paura. I centri di accoglienza non bastano più e i ventimila posti previsti fino al 2016 sono molto lontani dalla richiesta effettiva che ci aspetta. L’Europa dice che non siamo abbastanza bravi a tutelare i diritti di chi fugge dalla paura e la Camera istituisce una commissione d’inchiesta sul sistema di identificazione e sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri Cie e Cara. L’immigrazione fa paura a quelli che vorrebbero chiudere le frontiere, ma anche a coloro che le vogliono aperte. A quelli che i migranti li aiutano e a quelli che li vogliono cacciare (oggi Tor Sapienza lo griderà al sindaco di Roma, Marino) perché li considerano criminali pericolosi allo sbando. Il primo rapporto sulla protezione internazionale (Anci, Caritas, Cittalia, Fondazione migrantes, Sprar in collaborazione con Unhcr) si apre con le raccomandazioni all’Europa su come fronteggiare l’emergenza di 51 milioni di persone in fuga, solo nel 2013, da guerre e violazioni dei diritti che debbono poter lasciare il paese di arrivo nel più breve tempo possibile perché le nazioni costiere, l’Italia sopra tutte, non possono reggere a una pressione planetaria. L’ammissione umanitaria, dice il rapporto, deve coinvolgere tutti i 28 paesi dell’Unione Europea, con una maggiore presenza di controllo alle frontiere, standard unici, raccordo tra forze dell’ordine e istituzioni, adozione di politiche e strategie economiche condivise per l’inserimento dei migranti e, in Italia, un sistema unico di integrazione. Il rapporto sottolinea anche come sulla questione l’Italia non parli una sola lingua. Permane netta la divisione fra prima e seconda accoglienza che scarica gli oneri sulla prima (vedi il caso di Lampedusa) cambia in corso d’opera e spesso si perde quando si tratta di avviare al lavoro o a una forma di integrazione efficace coloro che ottengono ospitalità. Il punto di vista del rapporto è fondato sull’integrazione. Viene ricordato l’impegno della Chiesa e quello dei volontari. Ed è per questo che l’allarme colpisce ancora di più. Non si tratta di una radiografia montata per scansare responsabilità. Anzi. L’obiettivo è di fotografare una situazione che in Italia (Lazio e Sicilia in testa) è vicina all’esplosione. Su 65.000 sbarcati in Italia fino al 1° luglio di quest’anno sono state presentate oltre 25.000 domande di protezione internazionale più o meno quante ne furono presentate in tutto il 2013. Se si considera che a oggi sono sbarcati in Italia oltre 150.000 migranti, si deduce che i richiedenti asilo e gli aspiranti rifugiati alla fine dell’anno rischiano di sfiorare un numero che andrà ben oltre i 13.000 beneficiari dell’anno scorso quando i posti finanziati erano 10.381. Nel primo semestre del 2014 il Lazio, con il 20.8% di richiedenti è secondo soltanto alla Sicilia che ne assorbe il 21.4%. Il peso nelle restanti regioni è inferiore all’8 per cento e la Val D’Aosta non partecipa al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Le domande di chi cerca riparo sono vistosamente aumentate non solo perché cresce il numero degli immigrati, ma anche perché dal 2011 la rete dello Sprar è andata via via allargandosi arrivando ai circa ventimila posti disponibili a carico dello Stato per 35 euro minimo a rifugiato. In più si attua la protezione internazionale in prima istanza che è concessa alla quasi totalità dei minori non accompagnati. Nel primo semestre di quest’anno ai 10.331 migranti assistiti nelle strutture governative si sono già aggiunti 28.500 ospitati nei centri di accoglienza straordinari. Quindicimila sono passati dalla Caritas che a tutt’oggi assiste 5.000 persone. I ventimila posti della rete allargata dello Sprar sono, dunque, già ben oltre il collasso.

di Anna Fiorino
Roma, 18 novembre 2014
Fonte Il Tempo
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