Poliziotti spacciavano coca dei rom, a processo due agenti

polizia-3La cocaina era custodita nelle roulotte «dal campo nomadi di Tor Sapienza». Un nucleo non identificato di rom la stoccava e la vendeva all’ingrosso a vari clienti. Tra quelli abituali c’erano i piccoli spacciatori ma anche agenti di polizia del commissariato Casilino, che poi rivendevano lo stupefacente al dettaglio.
Il retroscena è contenuto nelle informative della Squadra mobile, al comando del dirigente Renato Cortese, i cui accertamenti investigativi hanno consentito alla procura di chiedere e ottenere il rinvio a giudizio degli agenti M. V. e F. R., oltre all’ex fidanzata del primo, M. C., tutti difesi dall’avvocato Simonetta Galantucci. Con rito abbreviato è stato condannato M. I. a tre anni di carcere. Assolto con formula piena, invece, P. G.. Il suo difensore, l’avvocato Giovanni Ferrari, è riuscito a dimostrare l’estraneità dell’uomo alle accuse.

CAMPO ROM IN VIA SALVIATI
Ma al di là delle accuse, tutte per detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, l’incartamento giudiziario svela retroscena che pongono un accento sui sospetti affari illeciti gestiti da soggetti di etnia rom nel campo nomadi a Tor Sapienza, proprio quello di via Salviati, per il quale da tempo protestano i residenti del quartiere. Ma andiamo con ordine. È V., stando agli investigatori, l’agente di polizia «infedele» in rapporti con i rom. Il suo «contatto» è D. G.. «I due – è annotato nelle informative – si contattano più volte al giorno ma s’incontrano spesso sia durante che fuori gli orari di servizio del V. (…) Non si può escludere che G. fornisca al V. e alla sua compagna sostanza stupefacente» da rivendere. È il caso di quella che sembrerebbe una partita di droga da ritirare al campo nomadi di Tor Sapienza. C’è un «pacchetto» da prendere da un soggetto rom non identificato. «D. chiama M. – si legge nel riassunto delle intercettazioni – e gli dice di essere a Tor Sapienza con “questo qui” (il rom che gestisce il traffico, ndr)». L’agente, però, ha paura. Teme che un suo ingresso nel campo nomadi a bordo di una volante della polizia possa creare problemi. «D. spiega di aver parlato con “questo”, l’unica cosa è che ha paura di portare la macchina» all’esterno «e quindi vorrebbe incontrarli a Tor Sapienza nel campo nomadi. M. non vuole entrare nel campo e vorrebbe che l’uomo uscisse dal campo. D. dice di averglielo proposto: “Lo sai perché? – dice – Lui abita 2 o 4 roulotte dopo quella cosa là. Io gli ho detto…lui mi ha detto…io non voglio far vedere chi sono non mi conosce nessuno…”». Tuttavia V. riesce a far «portare all’esterno» questo «pacchetto», anche se gli investigatori non riescono ad accertare di cosa si tratti.

GLI SCAMBI DI FAVORI
Sta di fatto che V. sembra avere a cuore le sorti di G. e di altri soggetti della stessa etnia. È il caso di un controllo di polizia fatto su un rom, P. P., fermato nel 2010 assieme a G. per concorso in rapina aggravata, lesioni, danneggiamento e porto d’armi. Il riassunto della vicenda che fanno gli investigatori svela quanto sarebbero stati stretti i rapporti. «Il 3 giugno 2012 V. riceve una telefonata da un collega assistente capo, in servizio presso il commissariato Casilino, il quale gli riferisce di avere appena fermato uno zingaro di nome P. in zona Rocca Cencia e gli chiede se abbia con lui “rapporti confidenziali”. Lo zingaro era stato fermato per aver commesso un’infrazione stradale e nella circostanza i poliziotti si erano accorti che l’uomo, ai domiciliari e con un breve permesso di allontanarsi da casa, non aveva rispettato gli orari del permesso». V. conferma «i rapporti», dicendo al collega del commissariato Casilino di «lasciarlo andare». Questo, solo perché aveva ricevuto una telefonata precedente da Gurgevic che gliel’aveva espressamente richiesto.

di Ivan Cimmarusti
Roma, 19 novembre 2014
Fonte Il Tempo
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