Droga dalla Colombia, 800mila euro al mese per banda di trafficanti protetta dalla security

carabinieri 4Pochi i contatti telefonici, dopo il primo appuntamento. La chat di facebook per comunicazioni inevitabili, e poi la bonifica, puntuale, di camion e auto usate per il trasporto della cocaina. Le auto sospette? Venivano tenute d’occhio, le targhe verificate dall’agenzia di pratiche automobilistiche, per escludere che appartenessero a forze dell’ordine. Funzionava così da anni, sull’asse Colombia-Spagna-Italia, il narcotraffico interrotto all’alba dai carabinieri del Nucleo investigativo di Bari, che hanno eseguito 18 ordinanze di custodia cautelare in carcere (una delle quali notificata in cella al pregiudicato Giuseppe Pasculli) e tre ai domiciliari.
Le accuse, contenute nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Marco Galesi su richiesta dei pm antimafia Ettore Cardinali e Carmelo Rizzo (coordinati dal procuratore aggiunto Pasquale Drago) sono di associazione a delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di ingenti quantità di cocaina, hashish e marijuana, e detenzione e porto abusivo di armi. Con un carico mensile del valore di circa un milione di euro, i grossisti riuscivano a rifornire il mercato della Bat e del barese, rifornendo importanti clan del capoluogo, come gli Strisciuglio e i Palermiti, e facendo riferimento per le operazioni di stoccaggio al clan Lapenna di Andria e Albanese di Barletta. Numerosi i nascondigli utilizzati sui mezzi, per eludere i controlli delle forze dell’ordine: dal doppio fondo dietro la targa, che si sollevava semplicemente svitando un bullone, alla batteria dell’auto, ai mattoncini per le costruzioni, svuotati all’interno, alle barre di alluminio cave, usate per il sostegno dei teloni di copertura dei camion.

Nel corso dell’operazione, sono state applicate alla famiglia di Pasculli (oltre a lui sono stati arrestati i due figli, la moglie e il genero) misure patrimoniali, con il sequestro di un milione e mezzo di euro, tra cui le abitazioni di sua figlia e di suo cognato, auto, moto di grossa cilindrata e una decina di conti correnti bancari e libretti di deposito al risparmio. I componenti del nucleo familiare, infatti, quando non nullatenenti, dichiaravano al massimo un reddito di 6 mila euro l’anno.

Bari, 20 novembre 2014
di MARA CHIARELLI
Fonte Repubblica
AL