Fiori di Bach e sciroppi per curare il cancro: naturopata patteggia

Martello-giudice-650x245Non se la sente di affrontare il processo. Preferisce uscire subito di scena il naturopata che ha curato oltre trecento malati di cancro. Adriano Buranello, cinquantaquattrenne, attualmente residente a Pove del Grappa, con studio a Trebaseleghe, dove riceveva anche tanti malati trevigiani, vuole scendere a patti con la Procura della Repubblica. Il suo difensore, l’avvocato Donatella Berton, ha raggiunto un accordo con il pubblico ministero Francesco Tonon, titolare dell’inchiesta. Buranello concorderà la pena per i reati di truffa,circonvenzione di incapace, esercizio abusivo della professione medica e lesioni personali. L’ultima parola spetta ora al giudice per l’udienza preliminare Margherita Brunello. La sentenza di patteggiamento sarà formalizzata all’udienza del 9 dicembre.

Buranello incontrava le persone anche di sera nelle parrocchie per assicurarle che il tumore non è una malattia, ma una perdita di consapevolezza di sè. Le visite costavano dagli ottanta ai cento euro: il naturopata prescriveva cure a base di fiori di Bach e sciroppi alle erbeche avrebbero dovuto contrastare la malattia.

Era stato il caso di una quarantenne padovana, che aveva abbandonato la chemioterapia per farsi assistere dal naturopata, a far scattare le indagini del Nas. La poveretta non ha resistito fino al processo. È deceduta un paio di mesi fa. Gli investigatori avevano accertato che, a parte una scuola di naturopatia, frequentata di sera in tarda età, Buranello non aveva nessuna competenza in medicina. Nello studio di Pove di Grappa i militari del Nucleo antisofisticazione avevano poi sequestrato un computer con tutte le schede dei pazienti del naturopata. Un archivio preciso e puntuale in cui la pubblica accusa ha trovato i riscontri dell’attività svolta dal naturopata. Gli uomini del Nas avevano poi ripercorso anche la strada delle sue conferenze, in giro per il Veneto, sul tema della “Guarigione naturale”. Buranello sosteneva che sarebbe la caduta dell’autostima a generare la leucemia. Principi bizzarri che avrebbero permesso al naturopata di sviluppare un redditizio giro d’affari. In particolare nelle parrocchie, dove riceveva la clientela sfuggendo a ogni tipo di controllo.

Il Gazzettino – Luca Ingegneri

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