Tor Sapienza, Marino: «I rom si mantengano da soli o se ne vadano»

marinoNessun azzeramento della Giunta ma una «valorizzazione» degli assessori.

Dopo i giorni di bufera per il caso della multe, per la rivolta anti-immigrati a Tor Sapienza e soprattutto per le forti frizioni con il Pd, Ignazio Marino rilancia la sua azione. Il sindaco parla delle prossime priorità, dal decoro alla sicurezza, e rivendica il lavoro svolto dalla squadra.

Intervenendo durante il programma Announo, su La7, Marino ha incontrato in diretta una rappresentanza dei residenti di Tor Sapienza.

«La sensazione che ho avuto io è che quella sera a sbarrare la strada, a dare fuoco ai cassonetti e a lanciare pietre e bombe carta non erano i residenti. Secondo me c’erano gruppi di persone organizzate, incappucciati. Non credo dentro il mio cuore che i cittadini siano dei razzisti o dei violenti ma solo persone esasperate», ha detto il sindaco, «Io voglio distinguere tra i cattivi e gli esasperati».

Poi Marino ha parlato apertamente del problema dei campi Rom: «Io sono assolutamente per la chiusura dei campi Rom. L’ho sempre detto: o si mantengono da soli e lavorano o se ne vanno. Non è accettabile spendere milioni di euro per tenere le persone in veri ghetti. Bisogna separare le persone per bene che aspirano ad avere una vita e che sono assolutamente integrate, queste persone devono avere gli stessi diritti. Io credo che vada fatta una distinzione tra la situazione dei migranti e l’illegalità che si vede nei campi rom: quelle persone devono essere cacciate dal nostro Paese o messe in prigione».

Marino ha quindi concluso: «L’importante non è fare una passerella. Ma risolvere i problemi. E io li risolverò. Io prometto che ci sarò e li aiuterò».

La giunta. L’atteso rimpasto di Giunta potrebbe concretizzarsi la prossima settimana e portar via l’assessore alle Politiche sociali Rita Cultini e il responsabile dello Sport Luca Pancalli, in odore di Comitato olimpico Roma 2024. Per il resto si prospetta un giro di deleghe e appaiono ridimensionate le voci di un cambio di vicesindaco (attualmente Luigi Nieri di Sel).

Di questa posizione «nessuno ha parlato», assicura Marino. E dai democratici romani (che domani si riuniranno di nuovo per la direzione cittadina) lo stesso segretario Lionello Cosentino smentisce le voci che lo mettevano in lizza per il post-Nieri: «Non ne ho l’età, nè la voglia», dice. «Come Giunta abbiamo condotto un lavoro molto importante che va dalla chiusura della discarica di Malagrotta all’apertura della metro C all’inaugurazione di opere stradali soprattutto in periferia – elenca Marino -. Abbiamo bisogno di rafforzare alcuni aspetti del nostro lavoro, dal decoro urbano alla richiesta di fondi europei fino al miglioramento di alcuni aspetti della sicurezza, su cui dobbiamo lavorare più efficacemente con le forze dell’ordine».

Poi Marino torna su Tor Sapienza, all’attacco questa volta. «Credo che aprire il centro di accoglienza (per immigrati) in un quartiere come quello, già con grandi difficoltà, sia stata una scelta non felice di Alemanno (sindaco prima di Marino, ndr). Il campo (nomadi) Salviati 1 che tanto turbamento crea è stato aperto come campo temporaneo a metà degli anni ’90 dal sindaco Rutelli e il Salviati 2 qualche anno dopo dal sindaco Veltroni. Erano soluzioni probabilmente in sintonia con la visione di quei tempi, che oggi devono essere superate». Nel frattempo il leader leghista Matteo Salvini, additando Marino come il «responsabile del degrado cittadino», annuncia che «la Lega potrebbe presentare un candidato alle prossime elezioni comunali di Roma».

Sul tema dei migranti, ribatte il sindaco, «si possono avere due tipi di approccio: quello di Salvini che vorrebbe rigettarli tutti in mare e l’approccio di Papa Francesco che chiede all’Angelus ai romani di dialogare e incontrarli. Io mi sento molto più vicino a quello del Papa». «Noi stiamo ospitando regolarmente in Campidoglio Guardia di Finanza e polizia giudiziaria – conclude il chirurgo dem -. Con noi sicuramente l’epoca dei favori è finita. Forse chi, tra le tante figure della nostra società, preferiva l’epoca dei favori all’epoca della competizione sana, certamente sarà disturbato da questo cambiamento»

Il Messaggero