“Io, medico, vi svelo il sistema: chi scrive più ricette è premiato”

medico di base«DA MEDICO posso dirvi come funziona il meccanismo del turismo congressuale. Un incontro a tema sugli integratori in una ridente località del Mar Rosso. Corsi di ecografia nei villaggi vacanze in Sardegna. Simposio sullo svezzamento alle Hawaii. Relatori sconosciuti. Aule semideserte e tutti in spiaggia o in giro per lo shopping». La gola profonda dei camici bianchi non sta al gioco e vuota il sacco

Dottore, quanto è diffuso il turismo congressuale?

«Più di quanto si possa immaginare. Lo dico, ma non fate il mio nome, che qui mi rovinano. Dal primario al cattedratico, fino al medico di famiglia, tutti zitti, ma sappiamo come vanno le cose».

Lo dica anche a noi

«Per anni la compravendita è andata avanti con gli informatori farmaceutici, quelli che una volta chiamavano rappresentanti, indaffarati a distribuire inviti e benefit secondo una classifica».

Quale graduatoria?

«Chi scriveva più ricette era premiato. Lo facevano sulla base dei tabulati delle vendite in farmacia, riuscivano a risalire al fatturato di ogni specialista».

Come avviene lo scambio?

«In genere ruota su prodotti secondari, non sui salvavita. Dottore, ci aiuti a lanciare un nuovo dietetico, la bustina che aiuta a prevenire l’osteoporosi, la crema giusta per la pelle arrossata. I più zelanti erano in grado di orientare i consumi di pappine, spingere le vendite dell’antidolorifico alla moda, la medicina griffata che sostiene gli incassi della multinazionale, invece di prescrivere il farmaco generico equivalente, dove risparmi e va bene lo stesso. Alla fine sono partiti i controlli».

E come è andata?

«Più difficile sfuggire oggi, se aumenti le prescrizioni il computer si accorge, si accende una lucina e c’è il rischio di una denuncia».

Ma il gioco si sposta su prodotti che non sono farmaci, come si è visto per il latte in polvere

«Succede. E così in prima classe volano gli stakanovisti della pediatria, ma anche i gregari fanno comodo. Tante altre specialità sono condizionate dal mercato, quello che conta è alimentare le paure, i bisogni, cavalcare le nevrosi degli ipocondriaci che sentono la necessità di curarsi anche se stanno bene».

Come va a finire la giostra?

«Il turismo congressuale è il premio, divertirsi e staccare dalla routine dell’ambulatorio, ovviamente spesati, facendo finta di seguire i convegni. Forse il malcostume non sarà un’esclusiva delle professioni sanitarie, ma tra noi è un fenomeno diffuso».

Il rovescio della medaglia?

«L’incubo dei frequentatori di meeting è quello di non trovare una casa farmaceutica disposta a sponsorizzarti viaggio e soggiorno. Guai a pagare i 300 euro di iscrizione al congresso, sarebbe un disonore. E chi organizza l’evento partecipa agli utili».

Come se ne esce?

«Si è tentato a livello europeo di mettere un freno alle sponsorizzazioni, per fermare un fenomeno che non è certo solo italiano, e si è formato un consorzio che regolamenta il traffico, mette un bollino solo agli eventi scientificamente rilevanti. Ma gran parte del circuito dei convegni mediterranei non ha aderito, ci sono interessi in gioco. Vanno tutti a battere cassa, ma i soldi sono sempre meno e ormai le case farmaceutiche, a questo gioco, non ci stanno più».

di Alessandro Malpelo
Firenze, 22 novembre 2014
Fonte La Nazione
AL