Negata la cresima al figlio del boss nella cattedrale dov’è sepolto don Puglisi

image (4)Il ‘no’ alla cresima in cattedrale per il figlio 17enne di Giuseppe Graviano – uno dei fratelli ritenuti i mandanti dell’omicidio di padre Pino Puglisi – ha suscitato non poche polemiche. Da una parte la curia vescovile, che parla di un ‘segnale’ della Chiesa alla società, dall’altra, forse un po’ a sorpresa, il centro Don Puglisi, fondato proprio dal parroco ucciso, che protesta definendolo un atto discriminatorio.

LA CURIA – “Noi ci auguriamo che questo giovane – spiega il vescovo ausiliare Carmelo Cuttitta, che fu allievo del prete beato ucciso dalla mafia – scelga una vita giusta, cresca bene, che faccia un percorso diverso da quello del padre. Non crediamo certamente che le colpe dei padri ricadano sui figli, ma non è apparso opportuno celebrare il sacramento della cresima nello stesso luogo sacro in cui si trovano le spoglie di don Puglisi”.

Prevista per il giovane una celebrazione privata in una cappella; separato, dunque, dai compagni liceali del Centro educativo ignaziano, gestito dai gesuiti.
E per don Francesco Michele Stabile, presidente della commissione arcivescovile che ha promosso la causa di beatificazione di don Puglisi e il riconoscimento del suo “martirio cristiano”, il no alla cresima in cattedrale per il figlio del boss è un “segnale” che la chiesa manda alla società. “La scelta della Curia – dice don Stabile – non è un atto di discriminazione verso il ragazzo. Non gli si nega la cresima ma l’uso di un luogo che accoglie le spoglie di don Pino, e quindi è un simbolo della resistenza alla mafia. Padre Puglisi è morto per avere affermato questa libertà in nome del Vangelo”.
Insomma un “messaggio rivolto non solo al ragazzo e alla sua famiglia ma all’intera società”.

IL CENTRO PUGLISI – Del tutto contraria la posizione di Maurizio Artale, presidente del centro Padre Nostro di Brancaccio, fondato dal Beato Pino Puglisi: “Questa non è la Chiesa dell’ accoglienza che predica Papa Francesco – ha dichiarato – bisogna anche avere il coraggio di fare certe scelte e questo ragazzo è stato discriminato”.
“Vorrei ricordare l’episodio di Corrado – continua Artale – un bambino di Brancaccio che era costretto dal padre a rubare. Padre Puglisi non dava colpe ai ragazzi, sapeva quanto erano condizionati dall’ambiente, senza mai sottrarre significato alla legge e alle regole, ma non ha mai negato a ragazzi come Corrado, ad esempio, il diritto di ricevere la comunione”.

Per Artale “se si voleva evitare davvero la strumentalizzazione del caso, allora sarebbe stato più sensato officiare la cresima con tutti i ragazzi del corso in un’altra parrocchia. Così, purtroppo, suona come una scappatoia del tipo ‘lontano dagli occhi lontano dal cuore’. Senza contare che scegliere una forma di celebrazione privata – spiega Artale – fa ripiombare indietro nel tempo, quando i sacramenti venivano officiati dalla Chiesa ai nobili in forma ristretta. Certe scelte invece devono essere pubbliche e vanno condivise, con tutto il coraggio richiesto, specie ora che Papa Francesco chiede una chiesa aperta a tutti, a meno che non si abbiano dubbi sulla condotta del ragazzo”.

Palermo, 22 novembre 2014
Fonte QN
AL