Infermiera choc, la paziente della foto era morta. La prova dall’elettrocardiogramma

ospedale5QUELLA donna era morta. Secondo gli investigatori, senza ombra di dubbio. E le prove raccolte sono diverse. Intanto lo sfondo della foto: quella è la stanza dell’Umberto I destinata alla vestizione dei morti. Poi ci sono le dichiarazioni rese dall’operatrice sanitaria che l’ha scattata. Ma la certezza assoluta deriverebbe da un altro elemento: poco prima, l’anziana ritratta di fianco all’infermiera Daniela Poggiali, sorridente e irriguardosa, era stata sottoposta a tanatogramma’.

Si tratta della pratica che, attraverso un elettrocardiogramma protratto per venti minuti, è tesa ad accertare l’assenza di attività elettrica del cuore. Insomma, secondo la Procura di Ravenna il fatto che l’anziana al momento dello scatto fosse già priva di vita è dato per certo. A un mese e mezzo di distanza dall’ordine di carcerazione dell’ex infermiera 42enne vengono diffuse le foto choc col cadavere. Il momento non sembra casuale.

Martedì scorso, durante la causa di lavoro avviata dalla stessa Poggiali che ha impugnato il licenziamento, un po’ a sorpresa il suo avvocato ha sostenuto che la perizia della Procura non faceva riferimento a una paziente morta, e che magari quella donna stava semplicemente riposando. Il giudice ha preso in considerazione l’eventualità, chiedendo all’Ausl l’onere della prova che effettivamente fosse morta. Quella prova sarebbe proprio la morte accertata con criteri cardiologici.

ECCOLA, l’infermiera Poggiali, mentre ride di fianco a quella donna priva di sensi. Nel primo scatto choc decisivi ai fini del licenziamento, insieme all’accusa per un modesto furto di denaro ha i pollici alzati, nel secondo ne riproduce la smorfia. Un contesto angosciante, che dal punto di vista penale ha aggiunto all’accusa di omicidio volontario pluriaggravato quella di vilipendio di cadavere. La Poggiali è in carcere dal 9 ottobre scorso, quando fu raggiunta da un’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale per la morte dell’8 aprile di una paziente 78enne legata, secondo l’analisi medico legale, a una dose letale di potassio iniettatale in concomitanza con la somministrazione di un farmaco.

Ma accertamenti sono in corso anche su altri 38 decessi verificatisi nei primi tre mesi del 2014 nello stesso reparto dell’ospedale lughese, quando la 42enne era in servizio: di questi, almeno 10 dalla lettura delle cartelle cliniche presenterebbero lati oscuri. Si trattava di pazienti in condizioni critiche, ma dei quali la morte non era attesa in quel momento.

Ravenna, 23 novembre 2014

Il Resto del Carlino

LCSO