Svolta positiva per le acciaierie di Terni: c’è l’accordo

Acciaierie-TerniSi potrebbe dire tutto è ben quel che finisce bene. E’ vero, all’Ast non ci son più esuberi ma “solo” esodi volontari e incentivati, ma rispetto al piano della scorsa estate la situazione è radicalmente cambiata. Hanno pagato le proteste dei lavoratori (da ultimo 35 giorni di scioperi ininterrotti) come la moral suasion messa in campo dal governo per convincere Thyssen ha investire di più sullo stabilimento di Terni e credere in quelle produzioni. Se all’accordo per Terni aggiungiamo che anche la vicenda di Piombino, con l’arrivo degli algerini di Cevital, si avvia a soluzione, e che anche per l’Ilva di Taranto si stanno facendo importanti passi avanti, con lo Stato che potrebbe intervenire per risanare il sito prima di cedere la mano a nuovi privati, possiamo dire che la fase più acuta della crisi dell’acciaio italiano è passata. Non tutto è risolto, anzi, il lavoro si può dire che inizi adesso. Ma finalmente la strada si presenta in discesa: gli stabilimenti sono salvi (o quasi) e si aprono (o si possono aprire) nuove prospettive sia per l’occupazione che per gli investimenti. E quelli dall’estero devono ovviamente essere i benvenuti.

Allo stesso modo finita l’emergenza non è certo finito l’impegno del governo. Del ministero dello Sviluppo in particolare, a cui ora spetta un compito certamente non facile ma altrettanto certamente non eludibile: occorre infatti dotare il Paese di una nuova politica industriale adeguata alla competizione globale. Bisogna decidere su quali settori industriali puntare e come supportarli. Per smetterla di inseguire una crisi dopo l’altra e impostare per davvero non solo la ripresa ma il futuro industriale dell’Italia. Che nonostante la crisi è pur sempre la seconda potenza industriale d’Europa e dovrebbe per questo fare di tutto per restarlo.

di PAOLO BARONI
Roma, 3 dicembre 2014
Fonte La Stampa
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