Truffava signore ricche promettendo la luna per poi sparire coi soldi: condannato

giustizia processoConvince una facoltosa parrocchiana a metter mano al portafogli e a consegnargli una fortuna con la promessa che avrebbe moltiplicato la somma e devoluto tutto in opere di bene. Peccato che quel capitale – 320mila euro – sia sparito. Chi se l’è intascato invece, un trentenne bresciano che si spacciava come giovane di belle speranze, con davanti a sé una luminosa carriera da promotore finanziario – eppure non aveva studi specifici né era iscritto all’albo – è stato denunciato per truffa aggravata ed è finito a processo.

E la giustizia non è stata mite: in primo grado gli sono stati inflitti 2 anni e 2 mesi, condanna in appello e ridotta a un anno e 10 mesi. Eloquio brillante, aspetto tranquillo, valigetta al seguito zeppa di grafici e diagrammi, l’imputato era alla sbarra non solo per l’episodio ai danni della parrocchiana ma anche per altre quattro truffe, tutte collocabili tra il 2010 e il 2011 e che nel complesso avrebbero fruttato al sedicente esperto di finanza 450mila euro. Facendo leva su una parlantina e una capacità di persuasione fuori dal comune il ragazzo, che all’epoca aveva solo 27 anni e allora era incensurato, “adescava” vittime con elevata disponibilità economica avvicinandole nei contesti più vari.

Anche in una parrocchia e in una chiesa di Brescia, per l’appunto, dove il truffatore è entrato in confidenza con una fedele, con il marito e il figlio della signora, ne ha carpito la fiducia ed è riuscito a convincere la famiglia dell’opportunità di sborsare 320mila euro. Obiettivo: moltiplicare la cifra investendo in borsa e poi elargire tutto in beneficenza. Il denaro però, in quella circostanza come nelle altre, si è volatilizzato. E dove sia finito – il sospetto è che sia custodito in banche estere – non si sa. La difesa aveva chiesto la sospensione condizionale e le generiche per incensuratezza. La Corte d’appello invece (presidente Annamaria Della Libera) ha ribadito l’impianto accusatorio confermando tre episodi – per uno ha dichiarato l’assoluzione, per un altro l’improcedibilità per denuncia tardiva – e ha rideterminato la pena in un anno e 10 mesi.

Brescia, 3 dicembre 2014
Fonte Il Giorno
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