Uccisa dal marito e morta dissanguata. L’autopsia: «poteva salvarsi»

pierangela gareffaSi sarebbe potuta salvare se il marito l’avesse soccorsa subito: è morta dissanguata. È questo quello che si evince dall’autopsia sul corpo di Pierangela Gareffa, la donna che è stata uccisa dal marito Efisio Sandro Pili nella loro casa di Vibonati tre giorni fa. Questa mattina, nell’ospedale di Sapri, nel salernitano l’autopsia da parte del medico legale Adamo Maiese, ha solo confermato la prima ricostruzione dei carabinieri. L’unica coltellata, sferrata con un coltello con una lama di trenta centimetri, è stata inferta sotto il costato, sul lato destro del corpo.

La donna era originaria del Venezuela, come la madre, mentre il padre è di Cersuta, frazione del comune di Maratea, in provincia di Potenza. La vittima aveva anche una sorella che vive a Torraca, un paesino vicino Vibonati, mentre i familiari dell’uomo sono residenti a Sapri. Il padre di Efisio Sandro Pili aveva vissuto tanti anni in Germania. In paese, a Vibonati, si rincorrono voci insistenti di violenze già subite da parte della donna che però, per amore del figlio piccolo, non avrebbe mai voluto denunciare i maltrattamenti.

L’omicida era disoccupato e spesso si rivolgeva al padre settantenne per avere soldi. È apparsa subito chiara ai carabinieri del Comando di Sapri che la storia dell’uomo non fosse reale. Aveva detto che la moglie si era ferita su una ringhiera mentre stava effettuando lavori di giardinaggio. L’uomo, invece, secondo la ricostruzione degli investigatori, al termine di una violenta lite nel pomeriggio di domenica le ha sferrato un colpo senza però chiamare i soccorsi.

Resosi forse conto del gesto, ha anche cercato di medicarla ma dalle ore 16 quando è avvenuta la tragedia, fino a tarda sera, non ha fatto nulla. Verso mezzanotte, quando le condizioni della donna sono peggiorate, ha bussato ad un vicino chiedendogli di allertare il 118 perchè la moglie si era ferita nel pomeriggio. L’uomo è rinchiuso nel carcere di Sala Consilina mentre il figlio dodicenne della coppia che era in casa al momento del delitto, è insieme ai nonni paterni ai quali è molto legato. Il bambino, dalle prime ricostruzioni dei carabinieri, non avrebbe assistito all’omicidio.

Il Messaggero

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