Il Prefetto Pecoraro: «Sciogliere il Comune per mafia? Credo che ci siano i presupposti»

Pecoraro Giuseppe 1Non lo esclude. È una possibilità concreta. Ma, per il momento, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro preferisce non stabilire scadenze precise e non dare l’ultima scossa alla traballante giunta capitolina. È probabile, comunque, che decida di sciogliere il Comune della Capitale. A riferirlo è stato il deputato 5 stelle e vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che ieri ha incontrato Pecoraro e gli ha chiesto, appunto, lo «scioglimento del Comune di Roma per infiltrazione mafiosa». E lui «non ha escluso ci siano i presupposti per lo scioglimento», ha detto Di Maio. La Cupola ciminale di Carminati, che ha coinvolto politici in modo trasversale, ha sconvolto non solo i cittadini ma anche i rappresentanti delle istituzioni. Tra loro, il prefetto Pecoraro, il quale non nasconde le sue preoccupazioni per un’inchiesta che sembra destinata ad allargarsi. «Mi ha colpito molto. Mi ero confrontato più volte con il procuratore Pignatone sulla possibile esistenza di ramificazioni mafiose a Roma, lui mi diceva di dargli almeno un anno di tempo. E, infatti, così è stato. I miei timori erano fondati».
Di che tipo di mafia stiamo parlando?
«Non si tratta della mafia tradizionale come la camorra o la ’ndrangheta. Intanto, come sottolineava Pignatone, è un fenomeno che riguarda esclusivamente Roma, perchè sono presenti tanti poteri e tante istituzioni, è una città molto grande dove ci sono anche tanti soggetti che hanno avuto rapporti con le mafie tradizionali e chissà che qualcuno non abbia voluto introdurre su Roma proprio quegli strumenti e quei metodi che già la banda della Magliana aveva a suo tempo utilizzato».
In che cosa si distinge la mafia romana da quelle meridionali?
«Nel resonto dell’audizione che ho fatto nel 2011 all’antimafia parlavo già allora della presenza a Roma di comportamenti mafiosi che avevano come obiettivo soprattutto gli affari. Non c’era controllo del territorio come noi lo intendiamo nella camorra ma solo tentativi di infiltrazioni per procurare affari corrompendo o intimidendo. La corruzione fa sì che si procaccino affari ed è ciò che ha dimostrato la maxioperazione romana».
Si aspettava una rete cosi ampia e così ramificata, con tanti nomi eccellenti?
«Non mi piace parlare di singoli, dobbiamo considerare il fenomeno nella sua interezza. Con Pignatone non abbiamo menzionato nomi, sia noi che l’autorità giudiziaria ci occupiamo dei fatti. In quanto appartenenti alle forze dell’ordine abbiamo il dovere di evitare che certi fenomeni si sviluppino nel territorio facendo un lavoro preventivo. E nel momento in cui ci accorgiamo che che il fenomeno ha già preso piede dobbiamo capire tempestivamente come fronteggiarlo».
Che conseguenze avrà questo terremoto giudiziario su Roma e sul Lazio?
«È troppo presto per dirlo ma ben vengano inchieste di questo tipo. Io sono garantista e aspetto sempre l’esito dei processi per dare delle valutazioni definitive. Che sia un segnale forte per tutti affinchè si abbia maggior rispetto degli incarichi, delle poltrone che si occupano e delle funzioni che vengono svolte grazie alle nomine. Bisogna avere rispetto dei cittadini perchè a loro dobbiamo rendere conto».
Ci saranno maggiori controlli o più sinergia tra le varie componenti delle forze dell’ordine?
«Tanto per cominciare ho fatto una riunione con i vertici della Prefettura per intensificare i controlli all’interno dell stessa. Ho voluto sensibilizzare tutti a una maggiore vigilanza. Noi ci muoviamo sulle interdittive antimafia come attivita di prevenzione, ne abbiamo fatte parecchie e mi auguro che siano esaminate con la massima attenzione».
Che succede quando un inchiesta del genere coinvolge anche un ex sindaco?
«Come ripeto non parlo dei singoli ma è il fenomeno che mi preoccupa. Noi rappresentiamo il governo, lo Stato e dobbiamo dare ai cittadini una risposta di trasparenza ed efficenza».
Che sviluppi investigativi prevede?
«Temo che ci siano molti altri indagati. Sia le istituzioni sia i cittadini romani hanno i valori giusti per poterne uscire alla grande, è una piccola minoranza che va isolata».
di Valentina Lo Russo

Fonte Il Tempo

Roma, 4 dicembre 2014

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