L’ostaggio americano Luke Somers morto in un raid per tentare di liberarlo

Nic6393340-593x443L’ostaggio americano in Yemen, Luke Somers, è morto nel corso di un raid per tentare di liberarlo. Lo riporta il New York Times citando fonti ufficiali americane. A confermare la notizia del decesso del giornalista americano rapito nel settembre del 2013 anche la sorella di Somers che avrebbe appreso della morte del fratello dagli agenti dell’Fbi. Il ministero della Difesa di Sanaa ha annunciato sul proprio sito web che Somers è libero, mentre la stampa americana afferma, citando fonti confidenziali, che l’uomo è invece stato ucciso. L’operazione, nel corso della quale sarebbero stati uccisi almeno 10 miliziani, è stata tentata da unità paracadutate nell’area.

Scontri e dubbi
Testimoni riferiscono di scontri a Nusab, roccaforte di Al Qaeda nella penisola arabica. Secondo il ministero della Difesa di Sanaa l’uomo invece sarebbe libero. L’operazione, nel corso della quale sarebbero stati uccisi almeno 10 miliziani, è stata tentata da unità paracadutate nell’area. Testimoni riferiscono di scontri a Nusab, roccaforte di Al Qaeda nella penisola arabica. Questa settimana, il Pentagono ha confermato di aver lanciato in precedenza un raid per salvarlo, ma che non ha raggiunto l’obiettivo.

L’appello della sorella
In un video diffuso in precedenza oggi, la sorella dell’ostaggio lo aveva descritto come una persona romantica, che «credeva sempre nella parte buona delle persone». Aveva concluso il filmato con una appello: «Per favore, fatelo vivere». Anche il padre dell’uomo, Michael, in una nota aveva definito il figlio «un buon amico dello Yemen e del popolo yemenita», chiedendo che fosse rilasciato. Giovedì l’ammiraglio americano John Kirby, portavoce del Pentagono, aveva ammesso per la prima volta che un raid lo scorso mese aveva tentato il salvataggio, ma aveva fallito perché Somers non si trovava sul posto. Secondo fonti ufficiali, il raid era avvenuto in una remota roccaforte di al-Qaeda nel deserto vicino al confine saudita. Otto prigionieri furono liberati, tra cui yemeniti, sauditi ed etiopi. Nessuna traccia invece di Somers, di un britannico e di quattro altri, che erano stati trasferiti giorni prima.

Roma, 6 dicembre 2014
Fonte Corriere della Sera
AL