Uccisa in luna di miele, i giudici assolvono il marito

Ami Denborg “Prosciolto”. Il tribunale di Città del Capo, in Sudafrica, ha stabilito, con una controversa sentenza, che l’uomo d’affari britannico Shrien Dewani non ha ordinato l’assassinio di sua moglie Anni durante la loro luna di miele in Sudafrica, nel 2010. Secondo il giudice, Jeanette Traverso, le prove a suo carico sono insufficienti.

Si conclude così una vicenda legale durata quattro anni con un forte smacco per la giustizia sudafricana che aveva chiesto per lungo tempo l’estradizione di Dewani dal Regno Unito ottenendola solo lo scorso aprile. Il giudice ha rilevato l’inconsistenza delle accuse, aggiungendo che l’unico modo per arrivare a una condanna sarebbe una confessione di Dewani. Ma questo appare impossibile dato che si è sempre dichiarato innocente.

La famiglia della vittima ha reagito con shock alla sentenza. La sorella di Anni, Ami Denborg, ha detto in lacrime che la famiglia si sente privata del diritto di conoscere la verità. “Siamo molto, molto rattristati, per il fatto che non conosceremo mai la versione di Shrien”, ha aggiunto. I familiari non si danno per vinti e già sono pronti ad avviare nel Regno Unito una causa contro Dewani in connessione con l’omicidio.

L’imprenditore era stato accusato di aver assoldato un killer per uccidere la consorte durante il viaggio di nozze in Sudafrica. Il processo a carico del 34enne di Bristol, ma di origini indiane, era iniziato a ottobre. La donna era stata sequestrata mentre era in taxi col marito e poi uccisa con un colpo di pistola. Dewani aveva detto di essere stato costretto a fuggire, minacciato dal killer che gli aveva puntato una pistola alla tempia.

Il tassista aveva confessato di aver ricevuto da Dewani 1.400 sterline per uccidere la donna. Testimonianza definita oggi dal giudice “del tutto infondata”. L’accusa aveva detto che il businessman, essendo omosessuale, avrebbe voluto porre fine a un matrimonio combinato. Ma sin dal primo giorno del processo l’uomo, pur rivelando la propria bisessualità, aveva detto di amare Anni.

Questa decisione arriva in un momento difficile per la giustizia sudafricana, già criticata per il caso di Oscar Pistorius. Il ricco atleta paraolimpico è stato condannato a cinque anni per l’omicidio della sua compagna Reeva Steenkamp. Di recente la Procura ha detto che sono “troppo pochi” e ha presentato ricorso in appello contro la sentenza, giudicandola “di una leggerezza scioccante”, oltre che “inappropriata” e che “non sarebbe mai stata emessa da un tribunale competente”.

ATS – tio.ch