Tecnologie indossabili: la Polizia del futuro

MotorolaSmartglasses_FOTO_4-kHBE-U1040907452159kUC-640x360@LaStampa.itLo chiamano Connected Police Officer ed è l’espressione migliore per descrivere l’equipaggiamento delle forze dell’ordine che verranno. Si tratta di una rete di connessione letteralmente cucita addosso ad ogni singolo agente, che avrà a disposizione una serie di tecnologie per aumentare le sue capacità investigative e di intervento. Alla base c’è una stazione centrale con orecchie e occhi sempre ben aperti per intercettare qualsiasi segnale arrivi dall’uomo in strada; una sorta di sala di controllo da cui vengono gestite le operazioni che il poliziotto può compiere e dove i tecnici raccolgono le informazioni testuali, le foto e i video catturati durante il servizio.

Tutto grazie ad alcuni dispositivi presentati da Motorola Solutions, diventata azienda a sé dopo la scissione nel 2011 da Motorola Mobility che si occupa di smartphone e accessori (a sua volta venduta a Google e poi a Lenovo). Si tratta di un paio di occhialini connessi alla rete, chiamati semplicemente smartglasses, una cintura intelligente e un palmare, il LEX755, che si possono usare assieme o separatamente. “L’obiettivo è quello di dotare le forze dell’ordine di strumenti in grado di aggregare quante più informazioni possibili, prima e durante un intervento – ci spiega Luciano Valentini, amministratore delegato di Motorola S.p.A. – una necessità reale in tempi in cui molte azioni criminose si svolgono in un tempo talmente breve da non permettere agli agenti di intervenire, contattare e avvisare i colleghi contemporaneamente.”

Gli smartglasses
Gli smartglasses non sono altro che un adattamento dei già esistenti occhiali di Recon, con cui Motorola ha stretto un accordo per poterli personalizzare e adattare alle esigenze delle forze di polizia. I Recon hanno un display trasparente ad alta risoluzione, che viene attivato sia dal palmare che da una radio in dotazione. L’agente che li indossa può ricevere tutte le comunicazioni trasmesse sulla sua radio, tradotte in testo e visibili sullo schermo proiettato in corrispondenza della lente destra. Così, in caso di intervento, non deve portare la radio all’orecchio ma può andare dove è richiesta la sua presenza appena riceve il segnale sullo schermo. Funziona tutto in maniera simile ai Google Glass, ma le finalità sono diverse. Il poliziotto che indossa gli occhiali può leggere i messaggi in arrivo dalla stazione di controllo, parlare con i colleghi tramite push-to-talk (simile al walkie-talkie) oppure avviare una registrazione video durante un inseguimento a piedi o in auto. Proprio la ripresa è la funzione più interessante, che permette agli agenti di agire tempestivamente mentre si inviano le immagini in tempo reale alla centrale operativa.

Il palmare LEX755
Motorola Solutions lo definisce Mission Critical, indicando l’orientamento specifico per le forze dell’ordine. Oltre alle classiche funzioni disponibili sugli smartphone, come la messaggistica, la parte telefonica, la navigazione in rete e l’utilizzo delle mappe con il GPS, il LEX755 permette di svecchiare le attuali pratiche in uso presso le forze di polizia, digitalizzando forme e contenuti. Un esempio è la cattura e l’analisi di una targa, la scrittura e l’invio di una multa e l’accesso ai dati dell’autovelox. Tutto si compie attraverso il palmare, salutando per sempre carta e penna. “La novità non è il poter accedere alle informazioni già disponibili in altri formati – ci dice Sirio Magliocca, Channel Account Manager di Motorola Solutions Italia – ma la possibilità di farlo in ogni momento e situazione, con un dispositivo semplice da utilizzare come un telefono full-touch ma che si appoggia ad una rete speciale connessa alla stazione di polizia”. Il palmare adotta Android 4.4.2 KitKat e supporta le reti LTE pubbliche, che usiamo tutti, e private, come quelle costruite ad hoc per il controllo del territorio e più sicure per diversi motivi (accesso preferenziale alla rete, sicurezza delle trasmissioni, stabilità della connessione).

La cintura 2.0
Sembra una normale cinta e invece al suo interno c’è un sensore Bluetooth. L’obiettivo è duplice: supportare l’agente sul campo e monitorare eventuali abusi avvenuti durante il servizio (è emblematico il caso Ferguson negli USA). La cintura funziona in questo modo: appena il poliziotto estrae la pistola dalla fondina, gli smartglasses abbinati al sensore Bluetooth nella cintura ricevono il segnale di rimozione dell’arma e cominciano a registrare la scena, inviando le immagini alla centrale di controllo. In questo modo i tecnici possono rendersi conto di quello che sta avvenendo e intervenire se lo ritengono necessario, magari inviando un supporto al poliziotto; un’eventualità per niente remota vista la possibilità di vivere attimi frenetici in cui è difficile richiedere un aiuto per radio.

Il Connected Police Officer è un pacchetto base, per ora solo in versione concettuale, che le forze dell’ordine potranno adottare a partire dalla prossima primavera. In realtà dietro l’angolo ci sono già altre novità che andrebbero ad aumentare le capacità connettive del poliziotto del futuro. “Guardiamo con interesse al mondo degli indossabili, come magliette, anelli e braccialetti – conclude Valentini – sotto questo punto di vista tutti gli oggetti che permettono di velocizzare e migliorare l’accesso e l’invio delle informazioni sono i benvenuti”.

Roma, 11 dicembre 2014
di ANTONINO CAFFO
Fonte La Stampa
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