Bimbo di 10 mesi scomparso, continuano le ricerche, arrestata la madre: “L’ho ucciso io, l’ho lasciato affogare”

bimboGli elicotteri dell’Arma ed in carabinieri sommozzatori hanno ripreso, in collaborazione con la Guardia Costiera, le ricerche per mare e via terra di Semyon, il bimbo russo scomparso nella notte tra mercoledì e giovedì a Bussana, località di mare di Bordighera (Imperia), per cui è in carcere, accusata di omicidio aggravato dalla crudeltà, la madre Natalia Sotnikova che avrebbe confessato di averlo ucciso. Intanto gli inquirenti hanno chiarito il grado di parentela dell’uomo che ha accompagnato la donna e il piccolo nella vacanza in riviera. Si tratta di un russo con cittadinanza americana che ha sposato la donna in seconde nozze.

Prima la scomparsa, poi la tragica confessione

Non poteva sopportare che quel piccolino, il piccolo Semyon fosse malato. Così lo ha ucciso. Annegandolo. La ricostruzione di Natalia Sotnikova, la confessione davanti ai magistrati, è lucidissima. L’altra sera, nella lussuosa suite del Grand Hotel del Mare di Bordighera, per la prima volta – secondo quanto avrebbe detto – ha notato nel suo bambino i segni terribili della malattia di sua madre, la nonna materna del piccolo: epilessia e schizofrenia. «Aveva la bava alla bocca, gli occhi sbarrati, le braccia rigide – avrebbe raccontato».

Voleva risparmiare a Semyon una vita di sofferenza, cancellando all’origine il male, eliminando quel piccolo dalla vita. Natalia, vestita di tutto punto, è uscita in piena notte e con l’auto ha raggiunto Sanremo, arrivando a Bussana. In camera lascia il marito, quell’uomo sposato negli Stati Uniti, in California è nato anche il bambino, e che a quanto si è appreso non sarebbe il padre naturale del piccolo.

Non si accorge di nulla, sta dormendo: sarà lui la mattina seguente a chiamare le forze dell’ordine, è stato sentito dagli inquirenti ma non è indagato. Natalia ha parcheggiato nell’area di sosta del supermercato che si affaccia sull’Aurelia, un centro commerciale visitato nei giorni scorsi. Si avvia a piedi verso la spiaggia. Il bimbo è al caldo, stretto nel marsupio, quel tipo di zainetti per i bimbi un po’ più grandi, con il viso rivolto al mondo. Un mondo che ha accolto Semyon e non è riuscito a proteggerlo.

La donna si butta in acqua e comincia a nuotare, scivola nel buio, bracciate ampie, a rana. E mentre si allontana dalla riva, nell’acqua gelida di un dicembre che dovrebbe essere simbolo di pace, di gioia e di rinascita, affonda sotto l’acqua più volte il figlio per poi lasciarlo andare, un corpicino abbandonato tra le onde. E’ quindi tornata a Bordighera, dal marito. Da quel momento la vacanza in Riviera, nello splendore limpido della città delle palme, molto amata dai turisti stranieri e dai russi in modo particolare, ha assunto una connotazione completamente diversa.

Le domande dell’uomo, l’angoscia, l’attesa, l’arrivo delle forze dell’ordine in quella bella camera luminosa, le indagini così strazianti anche per chi è abituato a essere in prima linea nei fatti di cronaca più terribili. Una giornata, quella di ieri, trascorso alla ricerca di un qualcosa che nessuno avrebbe mai voluto scorgere, nel silenzio assordante, la pietà che si mischia alla rabbia. Intanto a Imperia, in Procura, l’avvocato imperiese Piera Poilucci ha assistito la donna nel lungo interrogatorio.

Alla fine ha confessato, interrompendo più volte il lungo racconto con il pianto. Motivando quel gesto, sottolineando il terrore provato dopo aver riconosciuto per suo figlio un destino segnato dalla malattia. Natalia, 40 anni, laureata in economia, ha il volto pulito e lo sguardo fermo: sembra una ragazzina, i jeans, le scarpe da ginnastica, il piumino colorato. Ha raccontato la sua notte, il freddo, il mare, l’attimo in cui quel piccolo è scivolato via da lei. E ha concluso ringraziando tutti per la gentilezza, per la comprensione. Per l’umanità.

Il fermo, per omicidio aggravato, è stato deciso al termine dell’interrogatorio dai pm Grazia Pradella e Francesca Scarlatti sulla scorta delle indagini svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Imperia e della Compagnia di Bordighera. E nel buio di una serata gelida Natalia è partita per il carcere di Pontedecimo. Finirà in cella, sola, isolata dalle altre detenute. Sarà sorvegliata ininterrottamente: ha manifestato il proposito di suicidarsi. Di togliersi la vita.

Imperia, 12 dicembre 2014
di Loredana Demer, Milena Arnaldi
Fonte Il Secolo XIX
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