“Basta uscite coi fidanzatini”, sedicenne frustata dal padre con i cavi elettrici

carabinieri 4Lui, quarant’anni, operaio. La moglie di poco più giovane, collaboratrice domestica. Lei, sedici anni, figlia unica, studentessa di un istituto tecnico. È l’identikit di una famiglia come tante, in apparenza assolutamente normale, ma dove a volte poteva scatenarsi l’inferno. Succede tutto nel Casentino, la vallata sacra del sasso di Francesco e del monastero di Camaldoli, valle amata dai Papi che non mancano mai di salire sul monte della Verna. Ma ha davvero poco di sacro questa incredibile vicenda che sa piuttosto di istinti barbarici e che ricorda quel libro che fece scalpore: ‘Padre padrone’ di Gavino Ledda.

È gennaio, undici mesi fa, quando la ragazzina si presenta alla caserma dei carabinieri per raccontare una storia allucinante. Il padre la picchia. La frusta per punizione con i cavi elettrici, la fa inginocchiare su un tappeto di vetri spezzati. È bella la sedicenne, molto bella. In tanti le ronzano intorno, coetanei ma anche ragazzi più grandi e questo il babbo proprio non può sopportarlo. Non digerisce che la sua unica figlia frequenti certi giri che sono poi i giri di ogni ragazzina della sua età.
C’è di più. Dalla scuola giunge la segnalazione di troppe assenze, di lezioni marinate all’insaputa dei genitori. E pure questo contribuisce a far salire la temperatura nella modesta casa dell’operaio e della collaboratrice domestica. Dopo la denuncia, accade di tutto.

Dai Carabinieri parte la segnalazione al tribunale dei minori di Firenze, intervengono le assistenti sociali e la ragazza viene tolta alla famiglia e ospitata in una struttura protetta nel Casentino. Per i successivi nove mesi non vedrà più il padre padrone che però non ci sta, si oppone, si affida a un noto avvocato (Adolfo Bendoni) per poter incontrare la figlia.
Il ricorso ha successo nell’ottobre scorso: i familiari potranno vedere la ragazza una volta ogni quindici giorni, ma nel frattempo la sedicenne è stata trasferita, dal Casentino a Urbino, in un centro per minori. E i genitori denunciano gli assistenti sociali e si rivolgono alla Corte d’Appello di Firenze per riavere a casa la figlia. Insomma, due procedimenti per maltrattamenti: uno a carico del padre, l’altro di chi ha assistito la ragazza in rotta con la famiglia.

Arezzo, 13 dicembre 2014
Fonte La Nazione
AL

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