La tragedia di Rapallo. Nel racconto della donna, mesi di insulti: «Le diceva: “ti butto dal poggiolo”» Quando Gisella raccontava all’amica: «Non so se arrivo a Capodanno»

fiori1«Di nascosto, al telefono Gisella mi raccontava che Alessio le diceva “se mi lasci ti ammazzo”. O, da luglio, anche “ammazzo nostro figlio per farti un dispetto”. Perché nonostante questo non se ne andava? Perché lui l’aveva plagiata e Gisella soffriva a stare da sola. E perché nonostante tutto non voleva che suo figlio avesse una brutta immagine del suo papà. Ma… cavolo, tre giorni prima di morire aveva detto a un’altra amica che le chiedeva cosa volesse fare per Capodanno, che nemmeno sapeva se sarebbe arrivata, a Capodanno». Sara parla senza perdere mai il filo del discorso. È un’amica fidata di Gisella Mazzoni, la donna di 37 anni uccisa mercoledì scorso in via Lamarmora dal compagno Alessio Loddo, il quale poi si è tolto la vita e l’ha tolta al piccolo Francesco, il loro bimbo, con il quale si è gettato dal balcone.

Sara era una delle poche, forse l’unica amica che «Alessio non aveva allontanato da Gisella, magari perché non abito più a Rapallo e venivo qui solo per le vacanze». Così lei si sfogava con Sara, che in realtà ha un altro nome, ma che celiamo come ci ha chiesto: «Perché ho paura». Sara, venerdì scorso, è andata dai carabinieri e ha raccontato tutto: «Gisella me lo aveva fatto promettere: “Ti confido queste cose perché, se un giorno dovesse uccidermi davvero, tu potrai dirle a tutti”. Quando a fine novembre le avevo detto che sarei venuta io a Rapallo per denunciarlo, lei mi aveva bloccata: “Non farlo, altrimenti capisce che abbiamo parlato e mi uccide. Ho detto tutto agli avvocati, a mia mamma e a mio cugino”. Mi sono fidata e non avrei dovuto, perché non era vero. Una responsabilità enorme».

Marco Fegandini – Il Secolo XIX