Terremoto, due anni e mezzo dopo più di duemila ancora nei container

145409327_10Qualcuno non se ne vuole andare, qualcun altro non può. I container, casa o bottega per più di 2.000 mila terremotati (video): 1.500 nei paesi, gli altri in campagna per le aziende agricole. Una grana non da poco per i comuni del cratere, al terzo Natale dopo il terremoto dell’Emilia. Nei villaggi di casette vivono tanti stranieri. Ma anche più italiani di quelli che ti aspetteresti. La Regione fa i conti: svuotato il 40% dei Map, li chiamano così, moduli abitativi provvisori. Tabella di marcia rispettata, dicono. Entro il 2015, la previsione, non ce ne sarà più traccia. Per ora sono lì, ben visibili.

Mirandola batte tutti. Qui si concentrano ancora 139 prefabbricati (erano 260). Cova la rivolta. Ad esempio nel villaggio 29 maggio, che poi è la data della seconda scossa rovinosa. Adriana Di Spirito, 49 anni, si dichiara “disoccupata e senza reddito, con problemi di salute”. Ha un pacco così di avvisi di sfratto, “ci hanno detto che ce ne dobbiamo andare, qui ci vogliono fare una stazione delle corriere”. Ogni volta quelli del Comune le fanno la stessa domanda. Poi se ne vanno scrivendo: “Dice di non aver trovato una soluzione”. Lei: “Non so dove andare. Per il Comune sono stata aiutata anche troppo. Grazie, ma adesso? Io un lavoro non l’ho trovato. Passiamo come quelli che se ne approfittano? Lo so. Ma loro devono guardare alle situazioni, devono distinguere”.

Poco lontano, nel campo di via Giolitti. Claudia Lazar ha 20 anni e una bimba di sette mesi che ‘gattona’ in un box di 30 metri. Anche lei con figlioletta e compagno deve lasciare tutto. Idem per la famiglia della sorella. Però: “Stiamo cercando casa ma le agenzie non si fidano quando sanno che arriviamo dai container e che la responsabilità se la prende il Comune”. Prove di normalità. In ‘casa’ albero e presepe. “Ma non c’è posto, non c’è posto per festeggiare. E poi qui i bimbi si ammalano sempre. Troppa umidità”.

“Caldo d’estate, troppo freddo d’inverno” la sintesi di Giuliano Zerbini, che in un box ci lavora ‘solo’, commerciante del ‘centro in galleria’, una ventina di negozi che si sono messi assieme “ma qualcuno l’anno prossimo chiuderà, io ci sto pensando. Qui non ci sono soldi da spendere. Se uno li ha, li tiene perché ha paura. E poi cosa fai, vai via di qui e apri in centro dove non c’è gente e ti chiedono 1.500 euro d’affitto…?”.

Un sentimento che rimbalza fino al 5.9, box commerciali a Cavezzo, così belli da essere diventati di moda, nonostante tutto. Emanuela ‘Manu’ Zavatti la vede così: “Ho un socio che non lavora e gioca d’azzardo. Si chiama Stato. Certo che quest’anno va peggio. Dicevamo: adesso usciamo dal tunnel. Poi ce n’era un altro, e un altro, e un altro ancora. Sono radicata nella mia terra ma andrei via. Sono quasi pentita del lavoro che ho fatto. Il regalo di Natale? Tasse e debiti. L’Imu, l’anticipo dell’Iva perché sì, abbiamo lavorato così tanto che è giusto anticiparla… I negozi faranno il 30% in meno dell’anno scorso, che già era stato magro. La gente si aspettava che le cose si smuovessero. E ora… Se penso al 2015 mi viene l’angoscia. Ma non si rendono conto che stanno distruggendo una regione che li ha mantenuti? E il presidente Bonaccini che appena insediato dice: l’Emilia sta ripartendo. Ma cosa sta ripartendo? A marcia indietro, forse!”. Elisabetta Aldrovandi, portavoce del comitato ‘No tax area’ di Medolla – comune terremotato e alluvionato – ha pronta una domanda: “Lo Stato questa settimana incamera 44 miliardi di tasse. Quanti arrivano dal cratere? Vorrei tanto saperlo”.

di Rita Bartolomei
Mirandola (Modena), 16 dicembre 2014
Fonte Il Resto del Carlino